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“Esplode tutto, via!”. Orrore al porto: è strage. Morti e feriti

Il raid a Jazan e le tensioni regionali

Parallelamente all’offensiva su Mokha, gli Houthi hanno rivendicato un ulteriore raid contro la raffineria Saudi Aramco di Jazan, in Arabia Saudita. Le autorità saudite hanno confermato di aver domato un incendio nell’impianto, senza attribuirne pubblicamente l’origine. Anche in questo caso, la situazione resta oggetto di verifiche.

L’episodio arriva a due giorni dalla firma, alla Mecca, di un accordo di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha precisato che l’intesa non sarebbe rivolta contro Teheran. Tuttavia, la successione degli avvenimenti evidenzia quanto siano fragili gli equilibri in un’area attraversata da crisi militari e diplomatiche.

Hormuz, negoziati e l’effetto sul petrolio

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che l’intesa con l’Oman relativa alla navigazione nello stretto di Hormuz sarebbe prossima alla fase conclusiva. Il ministro ha escluso che ciò comporti una riapertura automatica dei transiti, lasciando quindi aperti interrogativi sulle tempistiche e sulle condizioni operative.

Il presidente statunitense Donald Trump ha definito il confronto un canale negoziale limitato. Nel frattempo, l’incertezza sulle vie marittime e il rallentamento del traffico navale hanno alimentato le tensioni sui mercati. Il Brent è salito a 84,46 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha raggiunto 78,79 dollari.

Le autorità continuano a monitorare l’evoluzione della situazione a Mokha e negli altri punti sensibili della regione. Gli accertamenti sui danni, sulle vittime e sulla dinamica dell’attacco proseguono, mentre resta alta la preoccupazione per la sicurezza della popolazione e per la tenuta delle rotte che collegano il Mar Rosso, il Golfo di Aden e il Golfo Persico.

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