
L’inchiesta sul femminicidio di Anguillara entra in una fase delicata, segnata da nuovi elementi che rischiano di modificare in modo sostanziale la ricostruzione finora emersa. Al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è un dettaglio tecnico che, in casi come questo, può diventare decisivo: il tempo. I primi riscontri medico-legali, infatti, non sembrano allinearsi con quanto dichiarato dall’unico indagato, aprendo scenari investigativi più ampi e complessi.

Autopsia, il dettaglio decisivo: il pasto prima della morte
Dai primi esiti dell’autopsia sul corpo di Federica Torzullo emerge un elemento chiave: la presenza di residui di cibo ancora in fase di digestione nello stomaco e nell’intestino. Un dato che, se confermato dagli esami di laboratorio in corso, potrebbe collocare il momento del decesso in un orario diverso rispetto a quello indicato dal marito.
In ambito forense, l’analisi del contenuto gastrico consente di stimare, con un margine temporale, l’ultima assunzione di cibo. Gli specialisti stanno cercando di stabilire se si tratti di un pasto serale o di una colazione, valutando consistenza, tipologia degli alimenti e stato della digestione. La distinzione non è marginale: sposterebbe la morte dalla mattina del 9 gennaio alla sera precedente, l’8 gennaio.
La versione del marito sotto esame
Claudio Carlomagno, 44 anni, ha confessato l’omicidio sostenendo che l’aggressione mortale sarebbe avvenuta intorno alle 6.30 del mattino del 9 gennaio, al termine di un violento litigio domestico. Secondo il suo racconto, l’uccisione sarebbe avvenuta con un coltello – mai ritrovato – all’interno della villetta di via Costantino, ad Anguillara.
La Procura di Civitavecchia ha però evidenziato sin dall’inizio diverse incongruenze nella confessione, in particolare sulla scansione temporale degli eventi. Se l’autopsia dovesse confermare che Federica è morta diverse ore prima, l’intero impianto narrativo fornito dall’indagato perderebbe coerenza sul piano scientifico.
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