La logica delle tracce e i movimenti del killer
L’analisi comparativa tra i diversi ambienti domestici evidenzierebbe un’incongruenza insuperabile rispetto ad alcune passate ricostruzioni, rimettendo al centro dell’attenzione la planimetria dell’immobile. Garofano spiega: «La cucina: Come si può notare dalle foto prima e dopo il trattamento con il Luminol, nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate. La logica delle tracce: Le impronte in cucina si interrompono in corrispondenza del tavolo. È scientificamente e logicamente improbabile che, con tutto quel sangue, l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento».
La situazione rilevata nel secondo locale esaminato racconterebbe invece una storia completamente diversa e geometricamente definita. «Il bagno: Al contrario, i rilievi effettuati nel bagno inferiore mostrano uno scenario completamente diverso. Lì, il Luminol ha evidenziato chiaramente la presenza di più tracce di scarpa. Anche la planimetria e la ricostruzione del percorso confermano in modo oggettivo questa dinamica. L’evidenza scientifica dimostra, senza spazio per le interpretazioni, che l’assassino non può essersi lavato in cucina». Secondo la sua ricostruzione, il killer di Chiara Poggi, dopo l’omicidio, si sarebbe mosso prima verso il bagno dove avrebbe stazionato di fronte allo specchio, poi sarebbe entrato e uscito dalla cucina muovendosi solamente fino al tavolo, come dimostrano le impronte che si fermano al centro della stanza e non si spingono fino al lavello. Resta da capire come questi elementi verranno valutati dagli inquirenti.