
Garlasco, la scoperta bomba che cambierebbe tutto: cosa salta fuori – Nuovi elementi emergono sul delitto di Garlasco, a distanza di quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi. Nel corso dell’edizione serale del Tg1 del 22 dicembre, è stata resa nota l’esistenza di una nuova traccia individuata durante le più recenti attività investigative, destinata a riaprire la discussione su una vicenda giudiziaria che sembrava definitivamente cristallizzata dopo anni di processi.

Garlasco, la scoperta bomba che cambierebbe tutto: cosa salta fuori
Nei giorni precedenti, si era già parlato di una possibile revisione dell’orario della morte di Chiara Poggi. L’ultimo aggiornamento riguarda invece la scena del crimine: accanto alla nota impronta 33 sul muro, sarebbe stata individuata anche l’impronta di una scarpa insanguinata, collocata in un punto ritenuto compatibile con la dinamica dell’aggressione. Secondo le prime informazioni, le due tracce – quella della mano e quella della calzatura – potrebbero essere state prodotte nello stesso momento dalla stessa persona.

Delitto di Garlasco, il riferimento a Sempio e la nuova impronta di scarpa
Il quotidiano Il Giornale ha sintetizzato così gli ultimi sviluppi: “Ne dà notizia il Tg1 secondo il quale la posizione dell’impronta della scarpa sarebbe compatibile con quella traccia 33 sul muro che la Procura attribuisce ad Andrea Sempio. In sostanza la persona che aggredì Chiara, a giudicare dalle impronte della scarpa e della mano si sarebbe soffermata a guardare sulle scale, appoggiando la mano al muro, lasciando quindi la famosa traccia 33”. La notizia richiama direttamente la posizione di Andrea Sempio, già finito al centro delle nuove indagini, e solleva interrogativi sul possibile collegamento tra la sua figura e la nuova impronta rilevata.

Nuova impronta e traccia 33: cosa emerge dalle verifiche tecniche
Secondo quanto filtra da ambienti vicini alle indagini sul caso Garlasco, le informazioni diffuse dal Tg1 troverebbero riscontro nelle attività investigative attualmente in corso. Le due impronte – quella di mano e quella di scarpa – non sarebbero considerate compatibili tanto per dimensioni o caratteristiche fisiche, quanto per la loro reciproca collocazione sulla scena del crimine. In base a una prima ricostruzione, la traccia 33 sul muro e l’impronta della suola sul gradino potrebbero essere frutto di un unico movimento dell’aggressore: la persona, con le mani sporche di sangue, si sarebbe sostenuta al muro mentre scendeva le scale, appoggiando contemporaneamente il piede sullo scalino. Questa ipotesi, tuttavia, potrà essere chiarita solo con il deposito formale degli atti da parte della Procura di Pavia.
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