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Giallo ricina, la testimonianza bomba della figlia: “Mia madre…”

Il caso delle presunte morti per avvelenamento da ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, continua a essere al centro degli accertamenti. Nella trasmissione Morning News è stata diffusa la testimonianza di Alice Di Vita, che ha ricostruito i giorni segnati dai malori dei familiari e dalle successive tragedie.

Il suo racconto parte dai sintomi comparsi dopo il 23 dicembre: nausea e vomito, inizialmente interpretati dalla famiglia come possibili conseguenze di un problema alimentare. Solo in seguito, nel quadro dell’inchiesta, è emerso il sospetto di un possibile avvelenamento.

«Nei giorni successivi al 23 dicembre abbiamo iniziato a chiederci da dove venissero quelle sintomatologie di nausea e vomito». Le parole della giovane descrivono una situazione che, almeno all’inizio, non sembrava far pensare a un episodio di tale gravità.

La testimonianza non indica responsabilità né chiarisce l’origine delle sostanze al centro degli accertamenti. Su questo punto restano decisive le verifiche degli investigatori e gli esiti degli esami disposti nell’ambito dell’indagine sulle morti avvenute nel paese molisano.

I primi dubbi dopo nausea e vomito

Secondo quanto riferito da Alice Di Vita, una delle prime spiegazioni prese in considerazione in famiglia fu quella di una comune intossicazione alimentare. In quei giorni, infatti, l’attenzione si sarebbe concentrata su ciò che era stato consumato a tavola.

«Abbiamo pensato alle cozze ma le ho mangiate anche io, mio nonno e mio zio», ha raccontato Alice. Il particolare viene riportato dalla ragazza per spiegare perché quella prima ipotesi, con il passare del tempo, non fosse sembrata sufficiente a interpretare quanto stava accadendo.

La sequenza dei fatti, così come ricostruita nella trasmissione, mostra una fase iniziale di incertezza. I sintomi erano presenti, ma non vi era ancora un collegamento definito con l’ipotesi della ricina, sostanza indicata nell’inchiesta come elemento centrale da chiarire.

In vicende di questo tipo, gli accertamenti servono proprio a ricostruire con precisione tempi, contatti e alimenti consumati. Al momento della testimonianza, Alice si è limitata a riportare ciò che aveva visto e ciò che la famiglia aveva inizialmente pensato.

Il cesto alimentare ricevuto in regalo

Un altro elemento ricordato dalla giovane riguarda un cesto di cibo ricevuto come dono. Alice ha spiegato di non aver avuto visite nei giorni interessati dagli eventi e di avere aperto personalmente il regalo.

Nel cesto erano presenti diversi prodotti alimentari. La ragazza ha riferito di aver consumato alcuni di quegli alimenti, mentre il padre avrebbe bevuto il vino contenuto nel regalo. Si tratta di dettagli inseriti nella sua ricostruzione dei giorni precedenti al peggioramento della situazione.

«Ho mangiato il miele e il panettone che conteneva mentre mio padre ha bevuto il vino», ha raccontato Alice. La dichiarazione viene riportata nel contesto delle verifiche sui prodotti e sulle abitudini della famiglia, senza che dalla testimonianza emergano conclusioni definitive.

Il punto, infatti, resta oggetto di attenzione nell’ambito dell’inchiesta. Le parole della figlia aiutano a definire la cronologia degli alimenti consumati, ma l’eventuale rilevanza di ciascun elemento può essere stabilita soltanto dagli accertamenti tecnici e giudiziari.

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