I sogni violenti annotati nelle agende
Tra gli elementi più discussi ci sono anche alcuni appunti relativi ai sogni fatti da Andrea Sempio e trascritti nelle sue Moleskine. Secondo quanto emerso, l’indagato avrebbe annotato sogni particolarmente violenti, descritti spesso parlando di sé in terza persona.
In uno dei passaggi riportati dagli investigatori si leggerebbe: “Sogna una bionda che usa il taser su di lui, ma lui le salta addosso e le apre la faccia”. In altre annotazioni comparirebbero riferimenti a sogni in cui “accoltella” oppure “stupra”.
Anche questi elementi sono entrati nel nuovo fascicolo dell’inchiesta e stanno alimentando il dibattito mediatico attorno alla figura di Andrea Sempio. Gli investigatori li considerano parte di un quadro psicologico più ampio, mentre la difesa continua a contestare qualsiasi interpretazione che possa trasformare pensieri personali o sogni in elementi accusatori.

Il riferimento ad Alberto Stasi e la paura della revisione
Tra le annotazioni finite nelle carte dell’inchiesta compare anche un riferimento diretto ad Alberto Stasi. In una pagina datata 24 giugno 2020, Andrea Sempio avrebbe scritto: “Mamma in panico per la cosa di Stasi”.
Una frase che secondo gli investigatori dimostrerebbe la preoccupazione crescente attorno alla possibilità di una revisione del processo che ha portato alla condanna dell’ex fidanzato di Chiara Poggi.
Oggi proprio i legali di Stasi parlano apertamente della possibilità di riaprire tutto, sostenendo che la nuova inchiesta della Procura di Pavia stia smontando diversi elementi centrali della vecchia ricostruzione processuale.
La posizione di Andrea Sempio, intanto, resta quella di unico indagato nel nuovo fascicolo.
Le nuove indagini puntano su intercettazioni e DNA
Le agende rappresentano soltanto una parte del materiale raccolto dagli investigatori. Il nuovo impianto accusatorio si basa infatti soprattutto su intercettazioni, consulenze genetiche, tabulati telefonici e nuove analisi della scena del crimine.
Gli investigatori ritengono che l’omicidio di Chiara Poggi sia avvenuto in più fasi e che alcuni elementi tecnici, tra cui la famosa impronta 33, possano essere compatibili con Andrea Sempio.
Nelle carte vengono citate anche conversazioni intercettate, il tema dello scontrino di Vigevano e alcuni movimenti dell’indagato nelle ore successive al delitto. La difesa però continua a respingere ogni accusa. Andrea Sempio ha già dichiarato pubblicamente: “Io questo fatto atroce non l’ho commesso”.
Una posizione netta mentre il caso Garlasco torna ancora una volta al centro dello scontro tra Procura, difese, consulenti e opinione pubblica.