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“Il candidato è lui”. Centrosinistra, svolta per le elezioni: ora è certo

Mario Calabresi candidato sindaco di Milano: la scelta di scendere in campo

La decisione non viene raccontata come un gesto improvviso. Al contrario, emerge da un percorso maturato nel tempo, osservando una realtà urbana in cui, secondo Calabresi, sono cresciute separazioni e inquietudini. «Ci penso da molto tempo, perché ho visto crescere muri, crearsi fratture e nascere paure», spiega.

Dopo l’addio a Chora, la media company creata con Guido Brera, Calabresi ha intensificato gli incontri con il mondo cittadino: cooperative, associazioni, volontariato, imprese e circoli politici. Un confronto che ha coinvolto anche Partito democratico, altre forze del centrosinistra e sindacati. Il racconto, dunque, non parte da una stanza chiusa ma dal tentativo di intercettare esigenze diverse, talvolta lontanissime tra loro.

Alla base c’è il timore che la disillusione finisca per spingere i cittadini verso un ripiegamento privato. Per questo il possibile candidato insiste sul ritorno a una legittimazione popolare ampia, capace di restituire fiducia alla politica. Quanto ai sondaggi che lo indicano davanti ad altri nomi, mantiene cautela: «Indicano delle tendenze, ma non gli attribuisco troppo peso. Il mio sondaggio sono la curiosità e l’interesse delle persone per strada, al mercato e negli incontri che faccio».

Primarie del centrosinistra a Milano: il confronto tra i candidati

La partita delle primarie del centrosinistra non riguarda una sola figura. Nel dibattito milanese circolano anche i nomi di Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo, Emmanuel Conte, Carlotta Cossutta, Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis. Una pluralità che può diventare ricchezza, ma che porta con sé anche un rischio evidente: trasformare il confronto in una resa dei conti.

Calabresi sceglie di leggere la presenza di molte candidature come un segnale positivo. «È una cosa bella che così tante energie si siano messe in gioco. Sono tutte persone di grande valore», afferma. Il passaggio decisivo, però, sarà il clima nel quale si svolgerà la competizione: programmi e idee da una parte, personalismi e fratture dall’altra.

Il messaggio è netto e richiama un contesto europeo segnato dall’avanzata delle destre: «Se le primarie diventassero una resa dei conti, anziché una bella occasione di confronto e di idee, per Milano e il centrosinistra sarebbe in ogni caso una sconfitta». Poi l’avvertimento: «Con il vento di destra che soffia oggi in Europa non possiamo permetterci errori».

Milano tra crescita e disuguaglianze: ascolto, cura e coesione

Nel cuore della proposta di Mario Calabresi c’è una fotografia a doppia esposizione della città. Da una parte una metropoli internazionale, capace di attrarre investimenti, competenze e nuove energie; dall’altra una parte di popolazione che sente di non riuscire più a tenere il passo. «Milano oggi ha bisogno di ascolto, di cura e poi di scelte chiare», dichiara.

La formula scelta è semplice, ma la ricostruzione è più complessa: «C’è la Milano che corre e quella che fa davvero fatica, ma una città è prima di tutto la comunità di chi la abita». Da qui l’attenzione per le distanze sociali, per il disagio e per quella solitudine che spesso non compare nelle statistiche, ma pesa nella vita quotidiana.

Per Calabresi, una città non può essere valutata soltanto in base a numeri, servizi o risultati economici. «Una città non è un contenitore né una vetrina e non la si può valutare solo con i numeri, le performance, ma bisogna guardare a come stanno i suoi abitanti». Il pericolo, avverte, è che alcuni smettano di riconoscersi nel luogo in cui vivono: «Se ci sono dei milanesi che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, se hanno paura di uscire di casa, allora questa, presto o tardi, non sarà più la loro città».

Casa, sicurezza e famiglie: le priorità per il futuro di Milano

Il nodo della casa a Milano attraversa gran parte del ragionamento. Gli affitti e il costo della vita rischiano di allontanare giovani, famiglie e lavoratori essenziali, proprio mentre la città continua a presentarsi come un polo di opportunità. «La forza di Milano è sempre stata quella di includere, ma se diventa una città troppo faticosa per chi ha trent’anni, per chi vuole fare un figlio, per le famiglie, allora il suo futuro è a rischio», afferma.

Il divario tra prezzi e stipendi, in questa lettura, è uno dei punti più delicati. «Siamo diventati europei nei prezzi, nel modo di pensarci, ma non lo siamo negli stipendi», sostiene. E il problema riguarda insegnanti, dipendenti pubblici, infermieri e ricercatori: figure che rendono possibile la vita quotidiana della metropoli, ma che possono essere escluse dal suo mercato abitativo.

Accanto agli alloggi, emerge il tema degli spazi gratuiti o accessibili per incontrarsi, fare cultura e costruire relazioni. «Abbiamo bisogno di recuperare una socialità e una cultura per le quali non sia sempre necessario pagare». Una frase che restituisce l’idea di una città meno esclusiva e più abitabile, senza ridurla a una semplice vetrina scintillante.

Sulla sicurezza a Milano, Calabresi parte dal riconoscimento delle vittime e dal diritto a vivere lo spazio pubblico senza timore: «Ognuno deve poter vivere senza paura e prima di tutto bisogna stare dalla parte delle vittime, di chi subisce un’aggressione, uno scippo, un furto, una molestia». Pur ricordando che l’ordine pubblico è competenza dello Stato, indica interventi urbani concreti: presidio, manutenzione, illuminazione e contrasto al degrado.

«Una città è più sicura quando è viva e abitata, quando c’è senso di comunità, quando i negozi sono aperti», osserva. E precisa: «La sicurezza è fatta anche di risposte al degrado, alla solitudine, alla marginalità, e si fa anche con la manutenzione, l’illuminazione e la pulizia».

Legge speciale per Milano e rapporto con l’eredità di Sala

Nel programma prende forma anche una visione legata alla trasformazione urbana e al cambiamento climatico. Le estati sempre più pesanti impongono, secondo il candidato, un ripensamento della città: «Ci sono soluzioni efficaci a cui guardare in Europa e nel mondo per rendere Milano un luogo che respira e sia vivibile».

Calabresi sostiene inoltre una legge speciale per Milano, con più autonomia e risorse. La questione riguarda trasporti, abitazioni e grandi aree verdi, in una città che ha dimensione internazionale ma fatica a ragionare davvero come area metropolitana. «Certo che ci vuole una legge, maggiore autonomia e risorse adeguate», afferma.

Il giudizio sugli anni dell’amministrazione di Beppe Sala non è liquidatorio. Vengono riconosciuti la riduzione del debito comunale, la tenuta del welfare e l’apertura di due nuove linee metropolitane in quindici anni di governo del centrosinistra. Ma il punto, secondo Calabresi, è guardare oltre: «È giusto riconoscere il grande lavoro fatto negli ultimi 15 anni dal centrosinistra, ma adesso bisogna parlare di futuro perché le città sono organismi in continua evoluzione». E ancora: «Quello che andava bene ieri non è detto che funzionerà domani».

Respinge infine l’etichetta di candidato di Azione: «Ma no, non sono il candidato di Azione! Sono indipendente ma mi riconosco nei valori e nel campo del centrosinistra». Sul proprio stile, rivendica una postura ferma ma non aggressiva: «Si possono fare cose coraggiose anche senza urlare». La conclusione riporta al nodo delle opportunità e della mobilità sociale: «È la promessa delle opportunità ad aver fatto grande Milano». Resta da capire se quella promessa saprà parlare di nuovo a molti, evitando che la città diventi, come lui stesso avverte, «la città delle possibilità per molti. E non una vetrina scintillante per pochi».

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