Abitazione principale e affitto di una parte della casa: il principio indicato dai giudici
Nelle motivazioni, la Corte ha chiarito che la nozione di abitazione principale può restare integra anche quando una parte dell’immobile viene concessa in locazione a terzi. La condizione determinante, però, è che il proprietario continui a dimorare abitualmente e risiedere anagraficamente nell’immobile.
In altri termini, l’elemento centrale è la permanenza effettiva del contribuente nella casa: la presenza di un inquilino in una porzione dell’abitazione non fa venire meno automaticamente i requisiti richiesti per l’esenzione IMU.
Il collegamento con la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022
La pronuncia della Cassazione si colloca nel solco di quanto già indicato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 209/2022, che ha ridefinito il concetto di abitazione principale come “l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”.
Con quell’intervento era stato superato il precedente orientamento che collegava l’esenzione alla condizione della residenza stabile dell’intero nucleo familiare nello stesso immobile.

Orientamento applicativo e contenziosi: l’impatto sui rapporti tra cittadini e Comuni
La decisione della Cassazione rafforza un orientamento già presente nelle indicazioni amministrative, in linea anche con la circolare del Ministero dell’Economia n. 3/2012, che in passato aveva fornito criteri interpretativi considerati favorevoli ai contribuenti.
Sul piano pratico, l’effetto è rilevante perché limita la possibilità, per i Comuni, di adottare letture restrittive che negli anni hanno portato alla revoca dell’esenzione IMU in presenza di semplici affitti parziali.
Questo chiarimento contribuisce inoltre a ridurre uno dei fronti più ricorrenti di contenzioso tra contribuenti e amministrazioni comunali, che aveva generato numerosi ricorsi e decisioni non sempre uniformi.
Effetti per i contribuenti: quando resta l’esenzione IMU prima casa
Dal punto di vista operativo, la pronuncia indica che affittare una stanza o una porzione dell’abitazione non comporta automaticamente la perdita dei benefici connessi all’IMU prima casa. Il requisito essenziale resta la residenza anagrafica e la dimora abituale del proprietario nell’immobile.
Il principio espresso dalla Cassazione mira a rendere più stabile l’interpretazione della disciplina e a ridurre l’incertezza applicativa che ha caratterizzato numerosi accertamenti negli ultimi anni.
La decisione rappresenta un ulteriore passaggio nel percorso di definizione della nozione di abitazione principale e può incidere direttamente sulla gestione fiscale degli immobili e sul rapporto tra cittadini ed enti locali.