Il caso del polo scolastico di Moie e l’intervento delle unità cinofile
L’ultimo episodio ricostruito ha interessato il polo scolastico di Moie, dove la minaccia avrebbe assunto contorni più articolati. In base a quanto emerso, l’autore della telefonata avrebbe fatto riferimento a un presunto gruppo in arrivo dalla Russia con intenzioni violente, elemento che ha richiesto ulteriori approfondimenti.
Nel plesso sono stati effettuati controlli accurati da parte delle forze dell’ordine, con il supporto delle unità cinofile. Anche in questo caso, gli accertamenti non avrebbero portato alla scoperta di ordigni o sostanze pericolose, ma l’istituto è rimasto sotto osservazione per l’intera durata delle lezioni.
La gestione della giornata si è basata su un equilibrio tra continuità didattica e sicurezza, con una presenza rafforzata delle pattuglie e un monitoraggio attento degli accessi. La scelta di mantenere la sorveglianza fino al termine delle attività scolastiche è stata dettata dall’esigenza di prevenire ulteriori allarmismi e garantire un clima controllato.
Le famiglie sono state informate attraverso i canali scolastici e istituzionali, mentre docenti e personale hanno proseguito le attività in un contesto segnato da comprensibile preoccupazione. In situazioni analoghe, la comunicazione tempestiva e l’aderenza ai protocolli risultano decisive per evitare disordine e gestire l’uscita degli studenti in modo ordinato.

Indagini in corso: tabulati, testimonianze e accento straniero
Gli investigatori stanno lavorando per risalire all’origine delle chiamate e attribuire le responsabilità. L’attenzione si concentra su elementi tecnici come tabulati telefonici e dati di instradamento, strumenti indispensabili per verificare provenienza e modalità di effettuazione delle comunicazioni.
Un contributo potrebbe arrivare anche dalla testimonianza di una dipendente comunale che avrebbe risposto a una delle prime telefonate e che ha riferito di aver percepito un accento straniero. In un’altra comunicazione, inoltre, la voce ascoltata sarebbe sembrata appartenere a una donna, dettaglio che gli inquirenti stanno valutando insieme ad altri riscontri.
Le verifiche proseguono con l’obiettivo di chiarire se si tratti di un’unica persona o di più soggetti, e se le chiamate siano state effettuate attraverso numeri tracciabili o servizi in grado di mascherare l’identità. Al momento, tuttavia, gli elementi pubblicamente noti vengono trattati con cautela per non compromettere l’attività investigativa.