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Italia. Valanga in mattinata, è tragedia: bilancio atroce

Seconda vittima in pochi giorni: il precedente sulla Marmolada

La morte dello scialpinista a Recoaro Terme rappresenta il secondo incidente mortale legato a una valanga in un arco di tempo molto ristretto. Solo alcuni giorni fa, un’altra tragedia aveva infatti colpito le Dolomiti, con il decesso del freerider di 31 anni Edoardo Conti sulla Marmolada. Il giovane stava sciando fuori pista quando è stato travolto dalla neve, venendo sepolto completamente. Anche in quel caso i soccorsi erano scattati in tempi rapidi, con l’intervento dell’elicottero e delle squadre specializzate in operazioni in territorio montano. Nonostante la tempestività del recupero e i tentativi di rianimazione posti in essere sul posto e poi in struttura sanitaria, per il trentunenne non c’è stato nulla da fare. L’episodio sulla Marmolada aveva già destato forte preoccupazione tra gli addetti ai lavori, evidenziando una situazione di instabilità diffusa del manto nevoso.

I due casi, avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro, mettono in luce come il rischio valanghe possa restare elevato anche in presenza di condizioni meteorologiche apparentemente stabili. Le recenti nevicate, alternate a fasi di rialzo termico e vento forte, possono infatti generare strati deboli all’interno del pacchetto nevoso, favorendo distacchi improvvisi anche al passaggio di un singolo sciatore. Le autorità locali, le organizzazioni di soccorso e le associazioni di guide alpine richiamano l’attenzione di tutti gli appassionati di scialpinismo e fuoripista sulla necessità di considerare questi eventi non come episodi isolati, ma come parte di un quadro più ampio che richiede massima prudenza e una pianificazione accurata di ogni uscita.

Sicurezza in montagna e valutazione del rischio valanghe

Alla luce dei recenti incidenti, torna centrale il tema della sicurezza in montagna durante la stagione invernale. Le Piccole Dolomiti, così come molte altre zone alpine, offrono scenari suggestivi e percorsi di grande fascino, ma richiedono un approccio responsabile, fondato su una corretta valutazione del pericolo valanghe e sulla conoscenza delle tecniche di progressione su neve. Gli esperti ribadiscono l’importanza di consultare sempre i bollettini nivometeorologici ufficiali prima di intraprendere gite di scialpinismo o escursioni in aree non controllate.

Tali bollettini, emessi dai servizi regionali e nazionali di previsione, indicano il grado di pericolo su una scala standard e forniscono informazioni aggiornate sulle condizioni del manto nevoso, sui versanti più critici e sulle quote maggiormente esposte. La sola lettura del bollettino, tuttavia, non è sufficiente se non accompagnata da un’adeguata formazione. Corsi specifici, uscite con guide alpine qualificate e percorsi di aggiornamento consentono di imparare a riconoscere sul terreno i segnali di instabilità della neve, a scegliere con cura gli itinerari e a ridurre l’esposizione ai tratti più pericolosi, come canali ripidi, cambi di pendenza o aree soggette a accumuli eolici. In questo contesto, le organizzazioni di soccorso e le scuole di alpinismo sottolineano come un approccio prudente e ben strutturato possa contribuire in modo significativo a ridurre l’incidenza degli incidenti gravi. La montagna in inverno, pur rimanendo un ambiente affascinante, deve essere sempre considerata un contesto potenzialmente ostile, in cui la sottovalutazione anche di piccoli dettagli può avere conseguenze molto serie.

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