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L’alimento associato al rischio di tumore allo stomaco nelle donne: fate attenzione

L’alimento associato al rischio di tumore allo stomaco nelle donne: fate attenzione. C’è un risultato che spicca tra i dati di una delle più grandi analisi europee dedicate al rapporto tra alimentazione e tumori. Non riguarda soltanto i salumi e gli altri alimenti a base di carne lavorata, già da tempo al centro dell’attenzione della ricerca oncologica. A sorprendere i ricercatori è soprattutto un’associazione osservata per la carne bianca, emersa in un gruppo specifico della popolazione.

Lo studio ha seguito per oltre 14 anni centinaia di migliaia di persone e ha esaminato il rapporto tra consumo di carne e tumore dello stomaco e dell’esofago. I risultati, però, vanno letti con particolare cautela: gli stessi autori sottolineano che si tratta di un’analisi osservazionale e che i dati non dimostrano che mangiare carne provochi direttamente il cancro.

Carne bianca e tumore allo stomaco: il dato che riguarda le donne

La ricerca è stata condotta utilizzando i dati dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), una grande coorte europea nata proprio per studiare il rapporto tra alimentazione, stile di vita e malattie croniche. L’analisi pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Cancer ha preso in considerazione 450.112 partecipanti, di cui 131.426 uomini e 318.686 donne, seguiti per una media di 14,1 anni.

Durante il follow-up sono stati individuati 876 casi di tumore gastrico e 215 adenocarcinomi dell’esofago. Il dato più inatteso riguarda proprio la carne bianca: nelle donne, ogni incremento di 20 grammi al giorno rispetto al consumo medio della popolazione analizzata è risultato associato a un aumento del 12% del rischio di tumore gastrico non-cardiale, cioè localizzato in una zona dello stomaco diversa dal cardias.

Come riporta Fanpage, l’associazione non è stata osservata negli uomini e necessita di ulteriori approfondimenti. Gli stessi ricercatori invitano infatti alla prudenza nell’interpretazione del risultato, proprio perché si tratta di un’associazione emersa dall’analisi epidemiologica e non della dimostrazione di un effetto cancerogeno della carne bianca.

Carne lavorata e tumore: cosa emerge dallo studio EPIC

Il risultato più consistente dell’indagine riguarda invece la carne lavorata. Per ogni 30 grammi in più al giorno rispetto al consumo medio dello studio, i ricercatori hanno osservato un’associazione con un aumento del 9% del rischio di tumore gastrico e del 13% del rischio di adenocarcinoma esofageo. L’associazione con il tumore gastrico è rimasta evidente anche considerando diversi altri fattori, mentre quella relativa all’adenocarcinoma dell’esofago non è risultata significativa negli uomini.

La carne lavorata comprende prodotti sottoposti a processi come salatura, stagionatura, fermentazione o affumicatura. Il tema non è nuovo per la ricerca oncologica. Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva classificato la carne lavorata come cancerogena per l’uomo, sulla base soprattutto delle evidenze relative al tumore del colon-retto. La carne rossa era stata invece classificata nel Gruppo 2A, cioè come probabilmente cancerogena per l’uomo.

La nuova analisi aggiunge quindi elementi sul possibile rapporto tra consumo di carne lavorata e alcuni tumori dell’apparato digerente, ma non modifica il significato delle classificazioni IARC: queste indicano la pericolosità cancerogena di un’esposizione, non stabiliscono automaticamente quale sia il rischio individuale associato a una specifica quantità consumata.

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