
C’è un nuovo episodio che aggiunge tensione a un’inchiesta già piena di interrogativi. Valter Lavitola, detenuto nel carcere romano di Rebibbia dopo l’arresto legato all’attentato contro Sigfrido Ranucci, è stato aggredito all’interno dell’istituto penitenziario. L’episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì e ha richiesto l’intervento del personale sanitario. Le sue condizioni, secondo le prime informazioni, non desterebbero particolare preoccupazione. Ma proprio mentre il caso giudiziario continua a muoversi su più fronti, l’aggressione apre un nuovo capitolo che dovrà essere ricostruito dagli investigatori.

L’aggressione durante l’ora d’aria
Lavitola sarebbe stato aggredito durante l’ora d’aria all’interno del carcere di Rebibbia. Dopo il pestaggio è stato immediatamente soccorso e medicato dai sanitari della struttura. Le fonti della Polizia Penitenziaria riferiscono che l’ex editore non sarebbe in pericolo e che non avrebbe riportato conseguenze gravi. L’episodio, tuttavia, non è stato considerato un semplice fatto interno al carcere: le informazioni raccolte dagli agenti sono state trasmesse agli inquirenti e l’accaduto potrebbe ora finire al centro di un fascicolo della Procura. Resta da capire chi abbia materialmente aggredito Lavitola, per quale motivo e soprattutto se dietro il gesto possa esserci un collegamento con l’inchiesta sull’attentato a Ranucci.
Gli altri detenuti e quelle frasi intercettate
Il dettaglio rende la vicenda ancora più delicata. Nello stesso istituto penitenziario sono infatti detenute alcune delle persone accusate di avere avuto un ruolo nell’attentato contro Ranucci. Tra loro ci sono Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, per i quali il gip ha recentemente respinto le richieste di scarcerazione, definendoli reticenti e non attendibili e sottolineando le contraddizioni emerse rispetto agli elementi raccolti dalla Procura.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le intercettazioni già finite agli atti dell’inchiesta. In alcune conversazioni gli indagati avrebbero parlato proprio della posizione di Lavitola, manifestando rabbia per il suo coinvolgimento e per il fatto che, mentre loro erano finiti in carcere, lui fosse ancora libero. Sono elementi che gli investigatori dovranno ora valutare anche alla luce dell’aggressione, senza però stabilire automaticamente un collegamento tra le due vicende.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva