Lorena Isceri, l’indagine e i venti minuti decisivi
Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla prevenzione, la Procura di Firenze prosegue l’indagine per omicidio volontario, orientandosi verso l’ipotesi della premeditazione. Gli investigatori hanno trovato nell’auto di Federico Vella fascette monouso, forbici, un lungo lenzuolo e dello scotch, elementi ritenuti compatibili con la preparazione di un agguato.
La ricostruzione indica che Lorena sarebbe stata aggredita nel garage del condominio di Rifredi, immobilizzata e chiusa nel bagagliaio del suo SUV. Proprio da lì, alle 14.10, la donna è riuscita a telefonare al 112 utilizzando il cellulare di servizio. Quella chiamata, durata circa venti minuti e ora acquisita agli atti, rappresenta uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
«Mi ha rapito, mi vuole uccidere».
Dall’altra parte della linea un’agente tenta di tranquillizzarla, mentre gli operatori cercano di localizzare il veicolo. Gli inquirenti dovranno stabilire se i soccorsi potessero intervenire più rapidamente, se la geolocalizzazione dell’auto fosse possibile in tempi diversi e se tutte le procedure previste siano state applicate correttamente. Secondo la ricostruzione investigativa, Lorena sarebbe riuscita a inviare la propria posizione soltanto negli ultimi istanti della telefonata.
È proprio durante quel lungo contatto con il 112 che, secondo gli investigatori, Federico Vella avrebbe intuito cosa stesse accadendo nel bagagliaio. L’uomo avrebbe quindi fermato l’auto sull’A1, all’altezza di Barberino di Mugello. L’ultima frase registrata è drammatica: «Cosa stai facendo?». Quando gli agenti raggiungono il viadotto, la donna è già stata gettata nel vuoto. Nelle prossime ore sarà l’autopsia a stabilire se Lorena Isceri fosse ancora viva in quel momento, mentre Firenze le rende omaggio con una fiaccolata dedicata a lei e a tutte le vittime di violenza.