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“Lui no”. Garlasco, il retroscena sul generale Garofano e la decisione del magistrato

Nuova inchiesta su Garlasco, il nodo del Dna di Chiara Poggi

Le istanze respinte rappresentano soltanto una parte del materiale tornato all’attenzione degli investigatori. La nuova inchiesta della Procura di Pavia sta infatti passando in rassegna atti e verbali relativi all’operato del Ris, per ricostruire con precisione le attività compiute nella fase iniziale del caso.

Un altro punto da chiarire riguarda il Dna di Chiara Poggi e il campione di riferimento utilizzato per le analisi genetiche. Il capitano Alberto Marino, ascoltato dai magistrati, avrebbe riferito che per ottenere il profilo della vittima era stato impiegato un cucchiaino recuperato all’interno della villetta.

Secondo questa ricostruzione, tale scelta sarebbe stata legata alla mancanza di un campione biologico disponibile per il confronto. Marino avrebbe dichiarato: “forse non ce l’hanno mandato” e “non c’era un campione di confronto”. Parole che, messe a confronto con un atto dell’epoca, hanno aperto un ulteriore fronte di verifica.

Il verbale del 4 settembre 2007 e il campione biologico

Tra i documenti in esame figura infatti un verbale datato 4 settembre 2007, firmato dallo stesso Alberto Marino. L’atto attesterebbe il prelievo di sangue di Chiara Poggi come campione biologico di riferimento. È questo l’elemento che rende necessario approfondire la sequenza degli eventi e la disponibilità effettiva del materiale.

Il punto da chiarire è se il campione fosse stato prelevato, trasmesso e utilizzabile nelle diverse fasi delle analisi, oppure se vi fossero ragioni tecniche o organizzative che ne abbiano impedito l’impiego nel momento indicato. Al momento, il confronto tra le dichiarazioni e il verbale non permette di trarre conclusioni definitive.

La discrepanza apparente, come le due richieste di Garofano respinte dalla magistratura, rientra nel più ampio lavoro di ricostruzione avviato dagli inquirenti. L’attenzione è rivolta a documenti, passaggi di laboratorio e testimonianze, senza che gli elementi fin qui emersi consentano da soli di accertare eventuali irregolarità.

Resta dunque aperta una domanda nella lunga vicenda di Garlasco: quale campione biologico fosse concretamente disponibile agli investigatori e quando venne impiegato per gli accertamenti genetici. Le verifiche della Procura di Pavia dovranno definire il quadro. A quasi due decenni dalla morte di Chiara Poggi, sono ancora le prime fasi dell’indagine a continuare a richiamare l’attenzione.

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