
Un nuovo elemento rischia di ribaltare completamente il quadro di uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi. Quella che inizialmente sembrava una tragedia familiare difficile da spiegare, avvenuta in un piccolo centro del Molise durante le festività natalizie, si arricchisce ora di un dettaglio cruciale. Gli investigatori, impegnati a ricostruire ogni istante di quanto accaduto, hanno puntato l’attenzione su un dispositivo che potrebbe contenere risposte decisive. Non si tratta di una prova qualunque, ma di una traccia digitale capace di raccontare molto più di quanto emerso finora.

Il sequestro del telefono e le note sospette
Il 13 aprile la Procura di Larino ha disposto il sequestro dell’iPhone 12 Pro di Alice Di Vita, la 19enne figlia e sorella delle vittime. La ragazza non risulta indagata, ma il suo telefono è ora al centro delle indagini per duplice omicidio premeditato contro ignoti, legato alla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara, 15 anni.
Tra gli elementi più rilevanti ci sono alcune note salvate sul dispositivo: appunti dettagliati sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre 2025. Un dettaglio che non è emerso casualmente, ma che sarebbe stato già menzionato durante gli interrogatori. Gli inquirenti vogliono capire perché Alice abbia annotato con precisione ciò che veniva mangiato in quei giorni, soprattutto considerando che i primi sintomi – forti dolori addominali e vomito – erano già comparsi.
Una delle ipotesi è che la ragazza abbia preso questi appunti per aiutare i medici a ricostruire una possibile intossicazione alimentare. Ma resta da chiarire il momento esatto in cui queste note sono state scritte: prima o dopo il malore dei familiari.
La pista della ricina e il ruolo dei medici
La conferma della presenza di ricina è arrivata con la relazione del centro Maugeri di Pavia, che ha parlato di “grave intossicazione”. Una svolta che ha cambiato la direzione delle indagini. Inizialmente, infatti, erano finiti sotto accusa cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, indagati per duplice omicidio colposo.
Secondo l’ipotesi iniziale, non avrebbero gestito correttamente l’emergenza sanitaria. Tuttavia, alla luce della conferma dell’avvelenamento da una sostanza altamente tossica e priva di antidoto, la loro posizione potrebbe essere archiviata. La ricina, infatti, è un veleno estremamente potente, inodore e invisibile, difficile da individuare e ancora più complesso da trattare.
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