La notte, il rumore, poi l’orrore: cosa sarebbe successo in casa
Un dettaglio rende tutto ancora più difficile da immaginare: il marito dormiva al momento della tragedia. Si sarebbe svegliato solo dopo aver sentito dei rumori. Non trovando nessuno in casa, sarebbe sceso in strada. E lì avrebbe capito che qualcosa di irreparabile era appena accaduto.
In queste ore, attorno alla vicenda si moltiplicano i commenti, le interpretazioni, le etichette buttate lì per trovare un appiglio. Ma Crepet respinge con forza una delle letture più diffuse, quella che rischia di diventare una scorciatoia.
«Dobbiamo smetterla con la retorica della “donna molto religiosa”: è il segno che non abbiamo capito nulla», dice. Per lui il nodo non è la fede, ma l’assenza di legami reali, di qualcuno che stia davvero vicino.
Relazioni vere o solo schermi: la provocazione di Crepet
Lo psichiatra mette il dito in una ferita che riguarda tutti, non solo questa storia: «Dobbiamo avere il coraggio di dire che oggi la solitudine totale è il vero problema. Tutti sui social e zero relazioni umane». E conclude con un’altra frase che pesa: «Dire che era una “brava donna” non serve a nulla».
Intanto, sul piano delle indagini, la Procura di Catanzaro ha fatto sapere che la donna «aveva manifestato già in passato un disagio di natura psichiatrica». Gli accertamenti proseguono per «delineare la dinamica dell’azione e le motivazioni del gesto, connesso alla condizione psichica della donna».
I vicini, da quanto riferito, la descrivevano come schiva e molto religiosa. Qualcuno parlava di lievi disturbi psichici, ma allo stesso tempo ripeteva che nulla avrebbe fatto immaginare un epilogo simile.
Tra le vittime c’è un neonato di quattro mesi, un elemento che inevitabilmente porta molti a pensare anche alla possibilità di una depressione post-partum e, più in generale, a quanto possa essere fragile l’equilibrio quando manca una rete, quando il dolore resta chiuso in casa e nessuno riesce a intercettarlo in tempo.