
Una relazione tecnica depositata agli atti ha segnato una svolta nelle indagini: le analisi tossicologiche effettuate da un centro specializzato di Pavia avrebbero confermato la presenza di ricina nei corpi delle due vittime. Il riscontro, ritenuto decisivo dagli inquirenti, rafforza l’ipotesi dell’avvelenamento e orienta con maggiore nettezza l’attività investigativa.
Il documento, trasmesso alla Procura di Larino, attribuisce a entrambe le donne una “grave intossicazione da ricina”. Si tratta di un passaggio centrale perché fornisce un elemento scientifico dopo mesi di accertamenti e valutazioni, rendendo più solida la ricostruzione di quanto accaduto.

Dispositivi sequestrati e nuovi sviluppi investigativi
Parallelamente, gli investigatori stanno ampliando gli approfondimenti su contatti, spostamenti e dinamiche familiari. Tra le attività più recenti figura il sequestro del telefono di Alice Di Vita, figlia maggiore del nucleo familiare: non risulta indagata, ma viene considerata persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta.
Nei prossimi giorni sono previsti ulteriori interrogatori. Sarà sentita di nuovo la cugina Laura Di Vita, mentre nei giorni scorsi sono stati ascoltati anche alcuni compagni di scuola, con l’obiettivo di ricostruire il contesto e recuperare eventuali dettagli utili alla cronologia degli eventi.
La cena del 23 dicembre e i primi sintomi
La vicenda risale al 23 dicembre, nella comunità di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Secondo quanto ricostruito finora, durante una cena in ambito familiare sarebbe stata somministrata la sostanza tossica, nascosta all’interno di alimenti consumati in un contesto prenatalizio.
Nei giorni immediatamente successivi, tra Natale e Santo Stefano, sarebbero comparsi i primi sintomi. In una fase iniziale, i disturbi sarebbero stati attribuiti a una gastroenterite, ma in breve tempo le condizioni cliniche si sarebbero aggravate, rendendo necessario il ricovero.
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