
L’Europa esce gradualmente da settimane di temperature eccezionali, ma la tregua non cancella il quadro emerso dall’inizio dell’estate. In numerose zone del continente i valori hanno superato la media del periodo di 5-6 gradi, con un caldo persistente che ha messo sotto pressione città, servizi sanitari, reti energetiche e popolazione. Sullo sfondo c’è un dato sempre più rilevante: il 2026 è avviato a diventare l’anno più caldo mai osservato nelle serie disponibili.
Il calo previsto nei prossimi giorni dovrebbe riportare le temperature più vicine ai valori stagionali, ma non si tratta di un ritorno alla normalità nel senso più ampio del termine. Da fine giugno una vasta parte dell’Europa ha registrato massime oltre i 35 gradi, accompagnate da notti tropicali, nelle quali il termometro non è sceso sotto i 25 gradi. Una combinazione che rende più difficile il recupero fisico dell’organismo e aumenta i rischi per anziani, bambini e persone fragili.
Secondo le stime del sistema EuroMomo, nella sola ultima settimana di giugno il caldo potrebbe essere stato associato a circa 10mila decessi in Europa. Si tratta di valutazioni statistiche sulla mortalità in eccesso, che richiedono ulteriori accertamenti e analisi nazionali, ma indicano la portata dell’emergenza. Quando le temperature elevate proseguono per giorni e notti consecutive, l’impatto sanitario non dipende soltanto dai picchi assoluti, ma anche dalla durata dell’esposizione.
Per questo diversi osservatori ritengono riduttivo definire quanto accaduto una semplice ondata di calore. La situazione è stata caratterizzata da una persistenza insolita, con masse d’aria molto calda e condizioni di scarsa ventilazione in diverse aree. Le amministrazioni sono intervenute con allerte e misure di assistenza, mentre ospedali e pronto soccorso hanno dovuto gestire un aumento dei problemi collegati a disidratazione, stress termico e aggravamento di patologie preesistenti.