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Il 2026 punta al record globale di temperatura

Le elaborazioni del programma europeo Copernicus, basate su archivi climatici che arrivano fino al 1850, indicano che il 2026 sta seguendo una traiettoria da record. Le valutazioni richiamate dalla Columbia University mostrano che, anche nel caso in cui i prossimi mesi registrassero valori semplicemente in linea con le medie recenti, l’anno potrebbe chiudersi davanti a tutti gli altri nella serie storica globale.

Il confronto è con il 2024, che detiene al momento il primato dell’anno più caldo mai registrato. Il margine tra le annate più calde, tuttavia, si è ridotto e nuovi record possono essere superati in tempi brevi. Le misurazioni della temperatura media globale integrano dati raccolti sulla terraferma, sugli oceani e nell’atmosfera: proprio questa prospettiva complessiva consente di leggere un cambiamento che non riguarda soltanto singoli Paesi o una stagione particolarmente estrema.

La sequenza è particolarmente significativa. Gli undici anni più caldi della storia delle rilevazioni coincidono infatti con gli ultimi undici anni. Non è quindi un fenomeno isolato, ma una tendenza che prosegue con continuità. Una ricerca condotta dal Cnr e dall’Università dell’Aquila segnala inoltre un’accelerazione: dal 2013-2014, il ritmo medio del riscaldamento globale sarebbe passato da circa 0,17 a 0,4 gradi per decennio.

Il valore medio globale non descrive tutte le differenze regionali, ma resta l’indicatore principale per valutare l’evoluzione del clima terrestre. Anche variazioni apparentemente contenute possono tradursi in conseguenze concrete su scala locale: più giornate molto calde, precipitazioni intense, siccità prolungate e un maggiore rischio di incendi nelle aree già esposte. L’attenzione, quindi, non è rivolta soltanto al record annuale, ma alla velocità con cui questi valori stanno cambiando.

El Niño potrebbe rendere il 2027 ancora più caldo

Il possibile record del 2026 potrebbe non restare tale a lungo. Nei prossimi mesi è atteso il ritorno di El Niño, il fenomeno climatico periodico associato al riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Quando si manifesta, El Niño può modificare la circolazione atmosferica e contribuire a un aumento temporaneo della temperatura media del pianeta, sommando i suoi effetti al riscaldamento già prodotto dalle attività umane.

Secondo le previsioni della Noaa, l’episodio in arrivo potrebbe essere particolarmente intenso. Il riscaldamento delle acque del Pacifico potrebbe raggiungere a dicembre livelli eccezionali, con effetti che tendono a riflettersi sulle temperature globali anche nei mesi successivi. In questo scenario, il 2027 avrebbe la possibilità di superare a sua volta il primato previsto per il 2026.

Gli scienziati distinguono comunque tra la variabilità naturale legata a fenomeni come El Niño e la tendenza di fondo causata dall’aumento dei gas che trattengono il calore nell’atmosfera. Il primo può amplificare o attenuare temporaneamente le temperature da un anno all’altro; il secondo sposta progressivamente verso l’alto il livello di base. È questa differenza a spiegare perché anche anni senza un forte El Niño possano risultare eccezionalmente caldi.

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