
Una telefonata arrivata al numero di emergenza avrebbe potuto sembrare diversa da tante altre. Dall’altra parte, però, non c’era una persona che chiedeva un intervento urgente né qualcuno alle prese con un problema sanitario. C’era un uomo di 84 anni che aveva semplicemente bisogno di sentire una voce amica. Una richiesta apparentemente piccola, ma che raccontava una solitudine diventata ormai troppo pesante da sopportare.

La telefonata di Luigi al 112
«Caro 112, mi sento solo». Sono state queste le parole con cui Luigi, 84 anni, ha deciso di rivolgersi alla Polizia a Pordenone. L’anziano non aveva bisogno di un’ambulanza e non stava segnalando un pericolo: cercava qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Con il passare degli anni, infatti, la sua quotidianità era diventata sempre più silenziosa. Nessuna persona amica con cui parlare della giornata, raccontare un pensiero o semplicemente condividere qualche minuto. Così, nei giorni scorsi, Luigi ha preso il telefono e ha composto il numero di emergenza, affidando a quella chiamata un bisogno molto più profondo di quanto potesse sembrare.
Due agenti vanno a trovarlo
La richiesta dell’84enne non è rimasta soltanto dall’altra parte della cornetta. Dopo averlo ascoltato, due poliziotti hanno deciso di raggiungerlo personalmente.
Gli agenti sono andati a casa di Luigi e si sono fermati con lui. Hanno parlato, gli hanno fatto compagnia e gli hanno dedicato quel tempo che l’anziano stava cercando quando aveva deciso di chiamare il 112.
Per Luigi, quella visita ha avuto un significato importante. La conversazione e la presenza dei due agenti gli hanno restituito un po’ di quella vicinanza umana che gli mancava da tempo. Non è servito un intervento complesso: sono bastati una porta aperta, qualche parola e qualcuno disposto ad ascoltare.
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