
Giuseppe Conte alla Festa dell’Unità di Pesaro
La tappa di Pesaro si inserisce in una fase ancora aperta per il fronte progressista. Non è ancora chiaro quali saranno i tempi, le regole e i nomi della competizione, ma il dibattito sulle primarie continua a occupare uno spazio rilevante nei rapporti tra le forze potenzialmente interessate a un’alleanza.
Conte ha partecipato alla cena assaggiando alcune delle specialità proposte dalla festa, dalla pasticciata allo stracotto di manzo, fino a un secondo piatto di cannelloni. In questo contesto ha affidato alla platea anche una battuta sul motivo della sua presenza: “Questo è il vero motivo per cui partecipo volentieri alle feste dell’Unità, mica per fare campagna per le primarie”.
Il tono si è fatto più serio quando l’attenzione si è spostata sulla guerra in Ucraina e sulle critiche rivolte al Movimento 5 Stelle. Conte ha respinto la definizione di “filoputiniano”, ribadendo la linea già sostenuta dal suo partito sul conflitto e sulla condanna dell’invasione russa.
“Ho sempre condannato l’aggressione all’Ucraina, qui non ci sono filoputiniani, è chiaro?”, ha dichiarato il presidente M5S. La precisazione è arrivata nel corso di una serata in cui i temi internazionali si sono intrecciati con quelli della politica interna e con gli scenari delle prossime elezioni.
Primarie, il metodo indicato dal leader M5S
Il punto più rilevante dell’intervento riguarda il metodo per individuare il candidato alla guida dello schieramento. Secondo quanto riportato da La Stampa, Conte considera le primarie un passaggio necessario e non una semplice opzione organizzativa. La scelta, nella sua lettura, dovrebbe essere affidata direttamente alla base elettorale del progetto progressista.
Interpellato sul tema, Conte ha usato una formula che ha subito attirato l’attenzione: “Per me non ci sono alternative – spiega a La Stampa – se accettassi di individuare il leader in un altro modo, i miei mi sputerebbero”. Le parole descrivono una posizione precisa, incentrata sul coinvolgimento degli iscritti e dei sostenitori nella scelta del vertice politico.
La dichiarazione non equivale, nelle intenzioni espresse dal leader pentastellato, a una candidatura già definita né a una contrapposizione con gli altri possibili partecipanti. Conte ha spiegato di considerarsi al servizio del percorso comune anche nel caso in cui la vittoria dovesse andare a un altro esponente del campo progressista.
“Sono al servizio del progetto progressista, a prescindere da chi vincerà le primarie. Se sarà Schlein, la sosterremo. Non farlo sarebbe di una vigliaccheria inconcepibile”, ha affermato. Il riferimento è a Elly Schlein, segretaria del Pd e tra le figure indicate nel dibattito pubblico come possibile protagonista della futura sfida.
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