Il rapporto con Elly Schlein e la costruzione della coalizione
Nel suo ragionamento, le primarie rappresentano dunque uno strumento per definire una leadership legittimata dal voto. La fase successiva, tuttavia, riguarderebbe la capacità delle diverse forze di riconoscere il risultato e lavorare attorno a una piattaforma politica comune. È su questo terreno che Conte ha collocato il suo impegno.
La possibile presenza di Schlein nella competizione non è stata descritta come un ostacolo. Al contrario, il presidente del Movimento 5 Stelle ha indicato la disponibilità a sostenere la candidata democratica qualora fosse scelta dagli elettori. La situazione resta comunque da ricostruire nei suoi dettagli, perché non sono state ancora formalizzate candidature né modalità della consultazione.
Il nodo centrale, secondo le dichiarazioni emerse a Pesaro, non è soltanto il nome di chi guiderà l’alleanza. Conta anche la tenuta politica dello schieramento dopo la scelta. Per Conte, l’eventuale leader dovrebbe poter contare su un sostegno effettivo degli alleati e su condizioni chiare per la definizione delle priorità.
In questo quadro, il Movimento 5 Stelle punta a mantenere un ruolo autonomo ma dichiaratamente orientato alla collaborazione nel perimetro progressista. La serata marchigiana ha offerto un’indicazione della linea che Conte intende sostenere: confronto aperto, regole condivise e una decisione affidata alle primarie.

Matteo Renzi, le perplessità di Conte
Più complessa è apparsa la posizione sul possibile ingresso di Matteo Renzi nella coalizione. Alla domanda sull’ipotesi di un’alleanza con il leader di Italia Viva, Conte ha espresso una valutazione negativa sul piano elettorale: “Per me Renzi ci fa perdere voti, prenderlo in coalizione è un errore”.
Il presidente M5S ha precisato che non si tratterebbe di un veto posto su basi personali. La questione, nella sua ricostruzione, riguarda invece la valutazione politica degli alleati, il consenso potenziale e la coerenza della proposta da presentare agli elettori. È un passaggio che potrebbe incidere direttamente sulla definizione del perimetro della coalizione.
Conte ha richiamato due criteri: l’“affidabilità degli alleati e di coerenza sul programma”. Sono questi, a suo giudizio, gli elementi da verificare prima di stabilire quali soggetti possano far parte di un progetto comune. Al momento non è ancora chiaro se e in quale forma Italia Viva possa collocarsi nello scenario delle primarie.
La vicenda Renzi resta quindi uno degli accertamenti politici più delicati per l’area progressista. Le distanze espresse dal Movimento 5 Stelle dovranno essere confrontate con le posizioni del Partito democratico e delle altre forze interessate, in una trattativa che appare ancora lontana da una definizione conclusiva.
Onorato, Salis e l’ipotesi di una sfida ampia
Nel quadro delineato a Pesaro, Conte ha riservato parole di interesse per Alessandro Onorato. Il riferimento è al movimento degli amministratori promosso dall’assessore romano, un’esperienza che il leader M5S ritiene potenzialmente utile per raggiungere segmenti dell’elettorato oggi più distanti dalla partecipazione politica.
Secondo Conte, quella realtà “può farci recuperare una parte degli astenuti”. Il tema dell’astensione è centrale nei ragionamenti sul futuro del centrosinistra, poiché la capacità di mobilitare chi non vota rappresenta una delle principali condizioni per ampliare il consenso oltre gli elettorati già consolidati.
Resta aperta anche la posizione di Silvia Salis. Conte ha osservato che la sindaca di Genova non avrebbe ancora chiarito le proprie intenzioni. L’eventuale disponibilità di Salis modificherebbe ulteriormente un quadro già articolato e renderebbe più ampia la platea dei possibili candidati.
Tra gli scenari evocati vi è quello di una competizione a quattro, con Schlein, Conte, Onorato e un quarto nome da individuare tra Renzi e Salis. Non si tratta, al momento, di una configurazione ufficiale: candidature, regole e calendario devono ancora essere definiti. Tuttavia, l’ipotesi mostra quanto la discussione sulla leadership sia tutt’altro che chiusa.
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Il programma entro fine ottobre
Al di là della partita sui nomi, dalla platea della Festa dell’Unità è arrivata una richiesta diretta ai rappresentanti politici: “Dovete fare questo benedetto programma”. Un invito a concentrarsi sui contenuti prima ancora che sulla competizione personale, in una fase in cui il campo progressista è chiamato a rendere riconoscibile la propria proposta.
Conte ha raccolto il messaggio e ha indicato una possibile scadenza: “Entro fine ottobre possiamo scriverlo. Questo ci chiedono i nostri elettori”. La tempistica indicata fissa un obiettivo politico concreto, anche se dovranno essere chiarite le modalità con cui le diverse forze lavoreranno al testo.
Il programma del centrosinistra viene così presentato come il passaggio decisivo per rendere credibile il progetto. Politica economica, servizi pubblici, lavoro, ambiente, politica estera e diritti sono i terreni sui quali sarà necessario verificare la convergenza tra soggetti con storie e priorità diverse.
La serata di Villa Fastiggi si è chiusa con un’ultima osservazione di Conte sul rapporto con il mondo democratico: “Anche tra quelli del Pd ho un certo seguito”. Tra ironia e indicazioni politiche, il presidente M5S ha ribadito i punti della sua linea: primarie per scegliere il leader, sostegno al vincitore, cautela sull’alleanza con Renzi e un programma da definire entro la fine di ottobre. La partita del campo progressista, però, resta aperta.