
Un attacco informatico capace di paralizzare servizi essenziali, blackout elettrici, conti correnti bloccati e interruzioni delle forniture idriche. È uno scenario inquietante, che sembra uscito dalla trama di un film catastrofico, ma che sta alimentando le preoccupazioni di alcuni esperti e dirigenti del settore tecnologico. Al centro dei timori c’è l’intelligenza artificiale, una tecnologia in rapida evoluzione che potrebbe diventare uno strumento pericoloso se finisse nelle mani sbagliate o se alcuni sistemi autonomi sfuggissero al controllo umano.
Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Axios, alcune delle principali aziende del settore si starebbero già preparando a un possibile incidente grave entro il 2027. Non si tratta di una previsione certa, ma di un rischio che i vertici tecnologici non vogliono più ignorare.

L’allarme sull’intelligenza artificiale: cosa potrebbe succedere entro il 2027
A preoccupare gli esperti non è soltanto la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più sofisticata, ma soprattutto la possibilità che venga utilizzata per provocare danni su larga scala. Lo scenario considerato più plausibile riguarda un attacco informatico in grado di colpire contemporaneamente infrastrutture e servizi fondamentali per il funzionamento della società.
Secondo le preoccupazioni riportate da Axios, il pericolo potrebbe derivare da due situazioni differenti: da una parte, l’impiego dell’IA da parte di criminali informatici per rendere gli attacchi più efficaci; dall’altra, la possibilità che sistemi autonomi compiano azioni impreviste o sfuggano ai meccanismi di controllo previsti dai loro sviluppatori.
Le conseguenze ipotizzate sono particolarmente gravi. Un attacco di grandi dimensioni potrebbe compromettere l’accesso a Internet, bloccare temporaneamente operazioni bancarie e conti correnti, provocare interruzioni dell’energia elettrica e mettere in difficoltà le reti di distribuzione dell’acqua. Si tratta di servizi dai quali dipendono milioni di persone e il cui malfunzionamento potrebbe avere ripercussioni anche sulle attività economiche, sugli ospedali e sulle amministrazioni pubbliche.
È proprio questa possibilità a rendere lo scenario così delicato: un singolo incidente informatico, se capace di propagarsi tra sistemi collegati, potrebbe produrre effetti ben più ampi rispetto a quelli di un attacco tradizionale.
OpenAI e Anthropic si preparano allo scenario peggiore
Le preoccupazioni non riguarderebbero soltanto osservatori esterni o ricercatori indipendenti. Secondo l’inchiesta di Axios, anche all’interno delle principali aziende impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale si starebbe discutendo di come affrontare un eventuale incidente dalle conseguenze eccezionali.
Tra le società coinvolte nel dibattito figurano OpenAI, guidata da Sam Altman, e Anthropic, il cui amministratore delegato è Dario Amodei. Due realtà centrali nella corsa allo sviluppo di modelli sempre più avanzati, ma anche chiamate a confrontarsi con i rischi legati alla diffusione di queste tecnologie.
Le aziende starebbero elaborando piani di emergenza per reagire a possibili situazioni critiche e preparandosi a un eventuale confronto con il Congresso degli Stati Uniti. L’obiettivo sarebbe individuare procedure capaci di limitare i danni qualora un sistema di intelligenza artificiale venisse impiegato in un attacco o mostrasse comportamenti pericolosi.
Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbero la sospensione dei modelli più avanzati e l’introduzione di meccanismi di spegnimento d’emergenza. Misure che, almeno sulla carta, potrebbero consentire di interrompere il funzionamento di una tecnologia ritenuta troppo rischiosa.
Il problema, però, è che l’intelligenza artificiale non si trova più soltanto nei laboratori delle aziende che la sviluppano. I suoi strumenti sono già integrati in numerosi servizi e dispositivi, utilizzati da imprese, professionisti e privati cittadini. Interromperne il funzionamento in caso di emergenza potrebbe quindi rivelarsi molto più complicato di quanto sembri.
