
A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a concentrarsi su un elemento raccolto nella villetta di via Pascoli: la cosiddetta traccia 33. Per la Procura di Pavia potrebbe essere un indizio rilevante nell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio; per la difesa, invece, non consentirebbe un’attribuzione certa né dimostrerebbe la presenza di sangue.
Il confronto si sviluppa sul piano degli accertamenti tecnici e delle letture dei reperti effettuati nel 2007. La nuova fase delle indagini sul delitto di Garlasco ha riportato al centro materiali già esaminati, consulenze contrapposte e ricostruzioni diverse dei movimenti compiuti all’interno dell’abitazione il 13 agosto 2007.
La posizione dell’accusa e quella dei consulenti di Andrea Sempio restano dunque distanti. Il punto non riguarda soltanto l’eventuale riconducibilità dell’impronta, ma anche la natura della sostanza che avrebbe permesso di rilevarla e il significato che la traccia potrebbe avere nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo quanto emerso, saranno gli ulteriori approfondimenti e l’eventuale confronto tra le parti nelle sedi competenti a definire il peso effettivo di questo elemento. Al momento, la traccia 33 è uno dei nodi principali della vicenda giudiziaria riaperta attorno al caso Garlasco.

Garlasco, dove si trova la traccia 33
La traccia 33 è un’impronta individuata nella villetta dei Poggi, sulla parete in prossimità della scala che conduce alla taverna, non lontano dal punto in cui venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. La sua collocazione è uno degli aspetti che hanno alimentato l’attenzione degli investigatori, perché la inserisce in una zona ritenuta significativa nella dinamica del delitto.
Durante un servizio trasmesso da Zona Bianca, l’inviata ha ricostruito le modalità con cui l’elemento venne trattato all’epoca. “Già all’epoca dei fatti – spiega l’inviata di Zona Bianca – non passò inosservata e venne analizzata con la ninidrina che le diede questo colore rossastro. Il trattamento non fu esteso all’intera abitazione, ma limitato alle pareti del vano della scala, ritenute rilevanti”.
La ninidrina è un reagente utilizzato per rendere visibili impronte che non risultano immediatamente percepibili a occhio nudo. Il colore assunto dopo il trattamento, tuttavia, è diventato uno degli elementi discussi nel confronto tecnico: per la difesa non può essere considerato, da solo, una prova della presenza di sangue.
Gli accertamenti eseguiti nel 2007 non si limitarono a quel passaggio. Sulla traccia furono effettuati anche il combur test, il cui risultato venne indicato come dubbio, e l’OBT test, impiegato per la ricerca del sangue umano. Quest’ultimo esame, secondo quanto riferito, diede esito negativo.
La ricostruzione della Procura di Pavia
Nonostante gli esiti dei test richiamati dalla difesa, la Procura di Pavia considera la traccia un elemento da valutare nel quadro complessivo degli accertamenti. L’ipotesi investigativa collega l’impronta ai movimenti che Andrea Sempio avrebbe compiuto all’interno dell’abitazione nella giornata dell’omicidio.
La ricostruzione formulata dagli inquirenti sostiene che “Sempio avrebbe lasciato quell’impronta il 13 agosto 2007 dopo essersi lavato le mani in cucina e prima di fuggire”. L’attenzione è quindi rivolta alla possibile sequenza di azioni che avrebbe preceduto l’allontanamento dalla villetta.
Sempre secondo gli investigatori, “sarebbe tornato sulla porta della taverna, si sarebbe sporto dal primo gradino delle scale per osservare la sua vittima, facendo perno sulla punta del piede e appoggiandosi con la mano bagnata sulla parete destra. Quella è l’impronta bagnata di qualcosa che era visibile e quindi non era semplicemente bagnato, non era semplicemente sudore”.
In questa prospettiva, la posizione dell’impronta e la sua compatibilità con un gesto di appoggio assumerebbero un valore rilevante. La Procura di Pavia la inserisce infatti tra gli indizi su cui fondare la propria ricostruzione, senza che ciò equivalga, allo stato degli atti disponibili, a un accertamento definitivo da parte di un giudice.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva