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Notte di paura: 15 incappucciati armati di machete e pistole, poi gli spari

Quindici aggressori contro il 19enne: la ricostruzione

Quando le pattuglie della Tenenza dei carabinieri di Cologno Monzese e del Nucleo Radiomobile di Sesto San Giovanni hanno raggiunto via Fratelli Perego, il gruppo si era già allontanato. Sul posto non sarebbero stati trovati gli autori dell’assalto.

Gli accertamenti iniziali indicano che Javier sarebbe stato circondato da circa quindici ragazzi sudamericani con il volto nascosto. L’età dei presunti aggressori sarebbe compresa, in via indicativa, tra i 16 e i 20 anni. Un’azione rapida, secondo quanto finora emerso, che ha lasciato dietro di sé due feriti e numerosi interrogativi.

Il secondo ferito e l’ogiva sotto i capelli

Sei minuti dopo il primo soccorso, un altro equipaggio dell’Areu è intervenuto per assistere Alexander, 18 anni, peruviano residente nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro. Il ragazzo si trovava a circa un chilometro di distanza, nei pressi del parco di via Brescia, non lontano da via Fratelli Perego.

Alexander avrebbe spiegato di non frequentare abitualmente quella zona e di essersi trovato all’improvviso davanti a un gruppo di giovani che impugnava bottiglie di vetro. Il rumore dei colpi lo avrebbe indotto a scappare. Durante la fuga, un proiettile gli avrebbe provocato una ferita alla testa, lasciando un’ogiva calibro 7,65 sotto il cuoio capelluto.

Il particolare, naturalmente, è fra quelli sui quali si concentra l’attenzione degli investigatori: dovrà essere chiarito da dove sia partito il colpo e se i due episodi rientrino nella medesima sequenza di violenza.

Ipotesi sulle bande giovanili sudamericane

Le modalità dell’azione e il tipo di armi segnalate orientano le verifiche verso il fenomeno delle bande giovanili sudamericane, note come pandillas. Tra le piste prese in esame figurano una possibile spedizione punitiva e un regolamento di conti.

Gli inquirenti non escludono, tuttavia, altri scenari. Considerato che i due giovani feriti risultano incensurati, l’aggressione potrebbe anche essere collegata, secondo le ipotesi investigative, a un rito di iniziazione, oppure a una scorribanda finalizzata a segnare il controllo di una zona. Si tratta al momento di valutazioni preliminari, non di fatti accertati.

Cologno Monzese, in passato, è stata già al centro di episodi di tensione e scontri attribuiti a gruppi rivali. In questa vicenda, però, non risultano ancora persone identificate né elementi definitivi sul movente.

Telecamere di sorveglianza e indagini dei carabinieri

Nelle prossime ore i carabinieri sentiranno nuovamente i due feriti per completare la ricostruzione dell’accaduto e raccogliere eventuali dettagli utili. L’obiettivo è delineare con precisione gli spostamenti del gruppo, il punto esatto dell’aggressione e le ragioni che hanno preceduto l’assalto.

Un contributo importante potrebbe arrivare dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area. I filmati potrebbero aver registrato parte del raid, l’allontanamento dei partecipanti o veicoli utilizzati nella fuga.

Il precedente alla stazione Certosa di Milano

Come riporta Il Giorno, gli investigatori valutano anche una somiglianza nelle modalità operative con un altro grave episodio avvenuto il 26 maggio scorso alla stazione Certosa di Milano. In quell’occasione il ventiduenne Gianluca Ibarra Silvera fu inseguito e ucciso a coltellate sui binari.

Al momento non è emerso alcun collegamento accertato tra il delitto di Certosa e l’aggressione di Cologno Monzese. Il quadro resta dunque delicato e in evoluzione: saranno le testimonianze, i rilievi e le immagini disponibili a stabilire se dietro la notte di violenza vi sia una rete organizzata o un diverso contesto ancora da chiarire.

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