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Omicidio di Yara Gambirasio, respinte ancora una volta le richieste degli avvocati di Bossetti

Omicidio di Yara Gambirasio, le ultime notizie riguardano le richieste che i legali di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’assassinio della ragazza, hanno fatto alla corte di d’assise. Gli avvocati del 52enne, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, volevano riaprire il caso puntando tutto sulle prove a carico del loro protetto. I due legali hanno richiesto di avere accesso a tali prove, da sempre ritenute inaffidabili, per dimostrare che queste non possono provare la colpevolezza di Bossetti. Secondo alcuni esperti che hanno analizzato i tessuti trovati sul corpo della vittima, sembra che ci siano alcuni aspetti delle indagini che non quadrano, se n’è discusso a Le Iene durante l’ultima puntata di martedì 6 dicembre 2022.

Omicidio di Yara Gambirasio: le ultime notizie

Omicidio di Yara Gambirasio: le ultime notizie sul caso

Yara ha perso la vita il 26 settembre 2010 a Brembate di Sopra, un paesino in provincia di Bergamo. L’assassino della ragazza è Massimo Bossetti, un uomo di 52 anni. I suoi avvocati, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, sono convinte che le prove a carico di Bossetti non siano decisive e da anni tentano di far riaprire il caso. I legali vorrebbero l’accesso ai campioni di Dna estratti dagli indumenti della vittima e di poter verificare lo stato di conservazione dei reperti. Nei giorni scorsi, due Corti d’assise a Bergamo hanno confermato il rifiuto già espresso sulle medesime richieste dai giudici della Cassazione.

È probabile che gli avvocati di Bossetti ora compiano il passo successivo: cioè rivolgersi di nuovo alla Corte di Cassazione. Insomma, Salvagni e Camporini stanno facendo di tutto per avere accesso alle prove contro l’imputato: convincere un giudice che non sono attendibili significherebbe dare una possibilità al loro assistito.

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Altri due no ai legali di Massimo Bossetti

Gli avvocati del muratore, il 27 novembre 2019, hanno ottenuto un sì dal giudice della Corte d’Assise, Giovanni Petillo, che aveva accolto l’istanza sulla possibilità di esaminare i 98 reperti (tra cui 54 campioni di Dna estratti dai vestiti, le scarpe e gli indumenti di Yara Gambirasio) relativi all’omicidio, come ricorda il Corriere della Sera. Il 2 dicembre 2019 la stessa Corte ha precisato che il via libera andava inteso come “mera ricognizione”. Ma i legali non avranno mai accesso alle prove: su richiesta del pm Letizia Ruggeri, titolare dell’indagine, tutto il materiale viene confiscato.

A quel punto, Salvagni e Camporini fanno doppio ricorso in Cassazione: l’istanza è stata accolta e rimandata a due Corte d’Assise di Bergamo. Ma ancora una volta arriva il no da parte dei magistrati bergamaschi. I legali di Bossetti non si danno per vinti e presentano nuovamente ricorso in Cassazione che, però, rimanda gli atti alle Assise di Bergamo. Niente da fare: gli avvocati non hanno ancora avuto accesso alle prove.

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