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“Le Iene”, cosa non torna nel caso di Yara Gambirasio

News Tv. Durante la puntata di martedì 6 dicembre 2022, de Le Iene, si è parlato del caso di Yara Gambirasio. La 13enne di Brembate è scomparsa nel novembre 2010 ed è stata trovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola 3 mesi più tardi, nel febbraio 2011. L’assassino della ragazza sarebbe Massimo Bossetti, all’ergastolo in via definitiva dal 2018 per l’omicidio compiuto. A Le Iene, il giornalista Antonino Monteleone ha parlato di alcune prove con le quali l’accusa avrebbe inchiodato Bossetti. Secondo alcuni esperti però queste prove non sarebbero conclusive in quanto presentano delle anomalie.

Le Iene sul caso di Yara Gambirasio

“Le Iene”, Yara Gambirasio

Sul corpo di Yara, gli inquirenti trovarono una traccia di Dna in particolare per anni attribuito a “Ignoto 1”. Grazie alle analisi del campione si era riusciti a risalire ad un nome: Massimo Bossetti, un muratore di Mapello incensurato, sposato e padre di 3 figli. Subito l’uomo fu arrestato con l’accusa di omicidio. Secondo la difesa, insisterebbero elementi capaci di provare l’innocenza di Bossetti nonostante l’esito del giudizio che lo ha inchiodato al profilo dell’assassino di Yara Gambirasio. I consulenti del muratore di Mapello si sono sempre opposti non solo alla ricostruzione dell’accusa sul Dna di Ignoto 1 a lui attribuito, ma anche agli altri indizi che ne avrebbero provato la colpevolezza nelle indagini sull’omicidio della 13enne.

Secondo gli avvocati di Bossetti, sul reperto biologico ci sarebbero oltre 200 anomalie. I legali hanno tentato di ottenere una perizia in contraddittorio, sempre negata. Ci sono altre prove di colpevolezza di Bossetti. Si tratta delle famose microsfere di metallo e dei fili tessili individuati sugli indumenti della vittima e che, per la Procura di Bergamo, avrebbero costituito prova inequivocabile del “contatto” tra Massimo Bossetti e Yara Gambirasio, per l’accusa condotta in prossimità di quel campo a bordo del furgone dell’uomo. Gli elementi trovati sul corpo di Yara proverebbero che la ragazza è stata nel furgone del suo assassino, Le microsfere sarebbero residuo di attività di edilizia (il settore in cui operava Bossetti) e le fibre tessili trovate sul corpo della piccola proverebbero che è stata sui sedili del suo mezzo. Ma secondo i consulenti del detenuto, gli elementi non sono una prova schiacciante.

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Le Iene, cosa non torna nel caso di Yara Gambirasio

Le prove contro Bossetti non tornano?

“Yara non è salita su quel furgone“. Lo dichiara a Le Iene Vittorio Cianci, ingegnere meccanico e consulente della difesa di Massimo Bossetti, esperto in analisi di fibre tessili. Secondo Cianci i fili trovati sui pantaloni di Yara non sono compatibili con quelli che compongono il rivestimento dei sedili del mezzo del muratore. “Loro hanno estratto queste fibre usando uno scotch, non è una procedura corretta perché, una volta che si imprigionano le fibre, restano avvolte dentro la colla e non si possono fare sezioni e analisi particolari. Essendo fibre sintetiche, possono avere sezione tonda, trilobata, pentalobata… Dovrebbero avere stessa sezione. Mentre per l’autocarro l’hanno fatta ed è rotonda, per i pantaloni di Yara era impossibile farla”. Cianci inoltre ha spiegato che il colore delle fibre era diverso da quello dei sedili del mezzo di Bossetti.

Un altro elemento ritenuto di “sicura valenza indiziaria” dall’accusa sono le microsfere metalliche isolate sulle scarpe e su parte dei vestiti di Yara Gambirasio. Sferette che sono state trovate anche sul furgone di Massimo Bossetti, ma che secondo Vittorio Cianci potrebbero essere di un materiale diverso. “Nel furgone abbiamo solo ferro e acciaio comune, sugli indumenti di Yara – ha dichiarato il consulente della difesa a Le Iene – parliamo del 60% di acciaio speciale. Mi spiegate questa differenza? Sono completamente diverse, come si fa a spiegarlo?“. L’ambiguità delle prove aiuterà a difesa dell’imputato a riaprire il caso?

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