I marchi bocciati: punteggi bassi per tutti
La lista dei prodotti giudicati “scarsi” è lunga e comprende marchi molto diffusi. Tra questi:
- Alce Nero Pesto alla Genovese – 39 punti
- Deluxe (Lidl) Pesto Basilico e Rucola con Anacardi – 38 punti
- Barilla Pesto Basilico e Limone – 32 punti
- Terre d’Italia Pesto della Liguria con Basilico Genovese DOP e Olio EVO – 32 punti
- Esselunga Bio Pesto con Basilico Genovese DOP Senza Aglio – 32 punti
- Biffi Pesto 100% Vegetale Senza Formaggio – 32 punti
- Sapori & Dintorni (Conad) Pesto Genovese con Basilico Genovese DOP – 31 punti
- Il Viaggiator Goloso Pesto Genovese con Basilico Genovese DOP – 30 punti
- PAM Pesto Fresco con e senza aglio – 30 punti
Un elenco che dimostra come il problema sia diffuso e non limitato a pochi casi isolati.

Prezzo e marca non fanno la differenza
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine è che non esiste una correlazione diretta tra prezzo e qualità nutrizionale. Prodotti più costosi o con ingredienti certificati, come il basilico DOP, non ottengono necessariamente punteggi migliori.
Questo perché il sistema di valutazione premia soprattutto l’equilibrio nutrizionale complessivo e non la qualità “gastronomica” o la provenienza degli ingredienti.
Qual è la scelta migliore
Alla luce dei risultati, emerge una conclusione chiara: il pesto industriale fatica a ottenere buone valutazioni per via della sua composizione. Per chi vuole un controllo maggiore sugli ingredienti e sui valori nutrizionali, la soluzione più indicata resta il pesto fatto in casa.
Prepararlo permette di dosare meglio olio, sale e formaggi, adattando la ricetta alle proprie esigenze senza rinunciare al gusto. Una scelta che, secondo gli esperti, resta la più equilibrata rispetto alle alternative disponibili sugli scaffali.