
Il nuovo capitolo del caso Garlasco si avvicina a un passaggio delicato. La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio l’avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. A quasi vent’anni dal delitto, la vicenda torna così al centro dei riflettori con una serie di accertamenti che potrebbero orientare le prossime scelte dell’accusa.
L’atto non rappresenta una sentenza né anticipa un giudizio di colpevolezza. Segna però la conclusione della fase investigativa e consente alla difesa di intervenire sugli atti; al tempo stesso, potrebbe precedere un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. Intorno alla nuova inchiesta, intanto, è riemersa anche una questione distinta ma molto discussa: quella dei soldi destinati anni fa al collegio difensivo di Sempio.

Garlasco e Andrea Sempio, cosa cambia dopo la chiusura delle indagini
L’avviso di conclusione delle indagini ha riacceso l’attenzione sugli elementi raccolti dagli investigatori nella riapertura del fascicolo. Il quadro attuale è differente da quello emerso nelle precedenti fasi giudiziarie e impone, naturalmente, di distinguere gli accertamenti in corso dalle conclusioni che potranno eventualmente essere raggiunte in sede processuale.
Parallelamente, continuano a essere esaminati alcuni aspetti relativi alla precedente indagine su Andrea Sempio, svolta tra il 2016 e il 2017. In particolare, il dibattito riguarda i rapporti economici tra la famiglia e gli avvocati che allora componevano il pool difensivo. Un tema collaterale rispetto all’accertamento sull’omicidio, ma divenuto rilevante per le differenti versioni fornite nel tempo.

Il racconto di Simone Grassi sui pagamenti della difesa
Il tema è stato affrontato anche durante la puntata di Ore 11 del 5 ottobre, nella quale è stata riproposta la testimonianza di Simone Grassi, ex legale di Andrea Sempio. Al centro del suo racconto, le modalità con cui sarebbero stati gestiti i compensi per l’assistenza legale e la ripartizione delle somme consegnate dalla famiglia.
Secondo quanto emerso nel corso delle verifiche, la cifra complessiva destinata ai tre professionisti del precedente collegio difensivo sarebbe stata di almeno 45mila euro in contanti. Proprio su questo punto sono emerse ricostruzioni non pienamente coincidenti, aprendo interrogativi su chi abbia ricevuto materialmente il denaro e su come siano stati suddivisi gli importi.
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