
«Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in una condizione che può essere definita pienamente di pace». Con queste parole l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha descritto il quadro emerso dopo il vertice di Copenaghen tra i capi di Stato Maggiore della Difesa dei 32 Paesi dell’Alleanza. Il messaggio è rivolto soprattutto alla crescente pressione esercitata dalla Russia sui confini e sugli interessi occidentali.
Nell’intervista rilasciata a Tgcom24, Cavo Dragone ha affrontato i principali dossier di sicurezza: dalle violazioni dello spazio aereo alle minacce informatiche, dal sostegno all’Ucraina al Mar Rosso, fino alle difficoltà dell’industria della difesa e all’impatto dell’intelligenza artificiale sui futuri scenari militari.
Secondo quanto riferito dall’ammiraglio, la Nato conserva una posizione strettamente difensiva, ma intende dimostrare di essere pronta a reagire a qualsiasi minaccia contro il proprio territorio. Le attività attribuite a Mosca, tra droni, cyberattacchi, disinformazione e possibili sabotaggi, vengono considerate parte di una pressione costante che resta sotto la soglia di una guerra convenzionale.
È proprio in questa zona grigia che, per l’Alleanza, si concentra una parte rilevante del rischio. Non si tratta soltanto di mezzi militari schierati o di confini da proteggere: la sicurezza europea dipende anche dalla tenuta delle infrastrutture, dalla rapidità delle decisioni, dalla mobilità delle truppe e dalla capacità delle società democratiche di resistere alle campagne di manipolazione.
