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“Il sorpasso!”. Sondaggio bomba: la notizia è clamorosa

Il dato è piccolo nella distanza numerica, ma enorme nel significato politico. Nei sondaggi, Roberto Vannacci supera Matteo Salvini e trasforma quello che fino a ieri sembrava un fastidio laterale in un problema vero per tutto il centrodestra. La rilevazione YouTrend citata da Reuters assegna a Futuro Nazionale il 5,9%, contro il 5,8% della Lega. Un decimale appena, certo, ma abbastanza per certificare una rottura simbolica pesantissima. Il partito personale dell’ex generale non è più soltanto una minaccia potenziale. È diventato il concorrente diretto del Carroccio e, soprattutto, una variabile capace di condizionare gli equilibri della coalizione di governo.

Il guaio vero non è soltanto che Vannacci porti via voti a Salvini. Quello, ormai, è il problema più evidente ma anche il meno profondo. Il guaio è che Vannacci costringe il centrodestra a scegliere tra due strade entrambe pericolose. Se resta fuori dalla coalizione, può sottrarre consensi decisivi e rendere più difficile la vittoria. Se viene recuperato dentro, può spostare l’asse politico della maggioranza verso una destra rabbiosa, anti-europea, poco compatibile con l’immagine istituzionale che Giorgia Meloni ha costruito in questi anni. Il problema, dunque, non è solo elettorale. È politico, culturale e strategico.

La Lega davanti alla sua creatura

Per la Lega, il sorpasso di Vannacci è una sconfitta doppia. Da una parte c’è il dato dei sondaggi, con un movimento nato da pochi mesi che aggancia e supera un partito storico del centrodestra italiano. Dall’altra c’è la beffa politica, perché Vannacci è stato portato nella Lega proprio da Salvini, candidato alle Europee, trasformato in simbolo e usato come moltiplicatore di consenso. Poi quella stessa figura è uscita dal partito e ha cominciato a costruire una casa politica autonoma, presentandosi come l’interprete più puro di una protesta che Salvini non riesce più a incarnare con la stessa forza.

Il Carroccio paga anni di oscillazioni, slogan consumati, cambi di pelle e perdita di radicamento. La vecchia Lega territoriale appare lontana, la Lega nazionale salviniana non scalda più come nel 2018, la Lega di governo sembra troppo debole per essere rassicurante e troppo gridata per essere credibile. In quello spazio entra Vannacci, che offre agli elettori più arrabbiati una versione più semplice, più dura e più immediata della protesta. Non deve mediare con ministeri, governatori, amministratori locali, imprese del Nord o dossier europei. Può dire quello che Salvini non può più dire fino in fondo, perché Salvini è ormai uomo di governo.

Il risultato è una trappola politica. Se Salvini rincorre Vannacci, ammette di non guidare più il suo stesso campo. Se lo attacca frontalmente, rischia di apparire come il padre impaurito dalla creatura che ha contribuito a far nascere. Se prova a ignorarlo, gli lascia spazio. Se prova a recuperarlo, certifica la propria debolezza. La Lega, insomma, non è soltanto sotto pressione nei numeri. È sotto pressione nella sua identità. E quando un partito non riesce più a decidere se essere forza territoriale, nazionale, di governo o di protesta, prima o poi arriva qualcuno che gli porta via la parte più istintiva del suo elettorato.

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