La migrazione primaverile verso le Alpi australiane
Ogni anno le falene bogong affrontano una lunga migrazione primaverile che può arrivare a circa 3.000 chilometri. Gli esemplari si dirigono verso le grotte montane delle Alpi australiane, dove si concentrano dopo il viaggio compiuto dalle pianure e dalle aree sudorientali del Paese.
Nel tragitto verso sud, gli sciami attraversano diverse zone del New South Wales e del Victoria. Le soste sugli edifici fanno parte di questo movimento naturale, ma il ritorno di gruppi così numerosi viene osservato con particolare attenzione perché la specie è oggi considerata in pericolo.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva.
Sciami nel sudest dell’Australia, il ritorno di una specie protetta
Il fenomeno si sta registrando soprattutto nel sudest dell’Australia, lungo il corridoio che porta alle aree montane. Le falene bogong sono legalmente protette e il loro andamento è considerato un elemento rilevante per valutare lo stato di salute degli ecosistemi locali.
Negli ultimi anni, infatti, gli avvistamenti erano drasticamente diminuiti. La riduzione degli insetti aveva fatto scattare l’allerta tra ricercatori e autorità, poiché le bogong svolgono un ruolo nella catena alimentare e nei processi di impollinazione.

These bogong moths are insane in Australia 😭 #australia #bogongmoth #reels #moth https://t.co/jHfZHx3Eiz
— Moonwalker Lyra 🌙✨ (@n01moonwalker) October 1, 2026
What’s happening in Australia 🇦🇺? I have never swarms of moths like this in my entire lifetime. Have you ever witnessed anything like this before ? https://t.co/AvhhlXPOn7
— Ananda Nepali (@anandanepali99) October 6, 2026
New South Wales e Victoria, le autorità: segnali positivi per la biodiversità
Nel New South Wales, il deputato Steve Whan, rappresentante della regione di Monaro, ha parlato in parlamento della ripresa osservata. “È davvero emozionante vedere questa popolazione in piena ripresa arrivare fino a noi”.
Whan ha inoltre evidenziato il valore ecologico della specie: “Le bogong sono fantastiche per il nostro ecosistema, sono di sostegno per la nostra preziosa fauna nativa come gli opossum pigmei e per pollinare gli eucalipti”.
Un giudizio analogo arriva dal vicino stato di Victoria. Il capo funzionario per la biodiversità James Todd ha accolto positivamente i numeri rilevati durante la stagione migratoria: “L’aumento dei numeri è un segnale positivo per la biodiversità”. Secondo le autorità, resta comunque necessario monitorare l’evoluzione della popolazione per comprendere se il recupero potrà consolidarsi nel tempo.
Siccità e perdita dell’habitat tra le cause del precedente declino
La situazione attuale assume rilievo alla luce delle difficoltà affrontate dalla specie. Negli anni passati, il numero delle falene bogong era calato in modo marcato. Tra i fattori indicati figurano la prolungata siccità, l’espansione delle attività agricole e la conseguente perdita dell’habitat naturale.
Queste condizioni hanno messo sotto pressione una popolazione già vulnerabile. Gli sciami che possono apparire impressionanti a chi li osserva sulle abitazioni non indicano, però, un rischio per l’uomo: le falene bogong sono considerate innocue.
Le piogge potrebbero aver favorito la ripresa delle falene bogong
Tra le possibili spiegazioni dell’aumento registrato nel 2025 ci sono le piogge tornate nel sudest australiano dopo il lungo periodo di siccità. Condizioni climatiche più favorevoli potrebbero aver agevolato la crescita della popolazione e reso più consistente la migrazione verso le grotte montane.
Non è ancora possibile stabilire se l’incremento degli sciami rappresenti un recupero stabile della specie. Tuttavia, secondo le indicazioni fornite dalle autorità del New South Wales e del Victoria, la presenza di milioni di falene lungo la rotta migratoria costituisce al momento un dato positivo per la biodiversità australiana.

