Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Spara a moglie e figlio e poi brucia i corpi, la scoperta è agghiacciante: “Perché lo ha fatto”

Casa avvolta dalle fiamme durante l'intervento dei soccorsi nel caso Kegg

Una vicenda di cronaca nera che ha scosso l’opinione pubblica negli Stati Uniti si è chiusa, almeno sul piano processuale, con una sentenza durissima. Venerdì 13 febbraio 2026 Michael Kegg Jr., 53 anni, è stato condannato a 126 anni di carcere per l’omicidio dell’ex moglie e del figlio, in un caso avvenuto in Indiana e ricostruito nei dettagli nel corso del processo.

Secondo quanto emerso in aula, la condanna è stata composta da due pene distinte: 62 anni per l’uccisione di Malisa Kegg, 51 anni, e 64 anni per l’omicidio del figlio Michael Kegg III, 34 anni. Una somma che, nella sostanza, equivale a un carcere a vita.

L’incendio nella notte di Capodanno e la scoperta dei corpi

I fatti risalgono alla notte tra il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025. Come riportato dalla rivista americana People, i soccorsi intervennero dopo la segnalazione di un incendio in un’abitazione: all’arrivo dei vigili del fuoco, la casa era già in fiamme e all’interno vennero trovati i corpi delle due vittime.

Inizialmente, la scena fece pensare che la causa del decesso fosse legata al rogo. Ma gli accertamenti medico-legali hanno rivelato un quadro molto diverso e decisamente più grave: madre e figlio, infatti, sarebbero stati uccisi con colpi d’arma da fuoco prima che l’incendio venisse appiccato.

I colpi di fucile e il tentativo di occultare il delitto

Dalle indagini è emerso che l’assalitore avrebbe sparato al petto utilizzando un fucile da caccia. L’arma, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe stata recuperata sulla scena insieme a tre cartucce, un elemento ritenuto rilevante per la ricostruzione della dinamica e per l’impianto accusatorio.

Subito dopo gli spari, sempre stando agli atti, i corpi sarebbero stati cosparsi di liquido infiammabile e l’abitazione sarebbe stata data alle fiamme. L’ipotesi investigativa è che il rogo sia stato innescato per occultare il delitto e confondere le prime valutazioni sull’origine delle morti.

L’autopsia, infatti, ha rappresentato un passaggio decisivo: i rilievi medico-legali hanno consentito di stabilire che le lesioni da arma da fuoco erano antecedenti all’incendio, chiarendo che la morte non era stata causata dal fuoco o dall’inalazione di fumi, come si era ipotizzato nelle prime ore.

Sul corpo del figlio, inoltre, sono stati rilevati segni compatibili con una colluttazione. Questo dettaglio ha suggerito agli investigatori che possa esserci stato un tentativo di difesa o una fase di confronto fisico prima dell’esecuzione, circostanza che ha ulteriormente aggravato la posizione dell’imputato nel procedimento.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Successiva
Pagine: 1 2
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure