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Strage ​Crans-Montana, la trappola era nel soffitto: perché è successo

Strage ​Crans-Montana, la trappola era nel soffitto: perché è successo – Mentre la procura del Vallese prosegue i rilievi all’interno del locale Le Constellation, emergono dettagli tecnici sempre più inquietanti sulla tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana. Non si tratterebbe solo di una fatalità, ma di una combinazione micidiale legata alla natura dei materiali presenti nel seminterrato. Le prime ricostruzioni parlano di una dinamica rapidissima, che non ha lasciato possibilità di fuga ai ragazzi rimasti intrappolati: una pioggia di plastica fusa dall’alto e fumi tossici hanno saturato l’ambiente in pochissimi istanti, trasformando una serata di festa in un incubo.

Strage ​Crans-Montana, la trappola era nel soffitto: perché è successo

Le testimonianze dei sopravvissuti sono concordi nel descrivere un incendio “lampo”, capace di rendere l’aria irrespirabile in meno di un minuto. Un tempo troppo breve per reagire. Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione sulla composizione del soffitto del locale interrato: le scintille sprigionate dalle candele pirotecniche avrebbero innescato una reazione a catena su un rivestimento altamente infiammabile. In pochi secondi, l’area dancing si sarebbe trasformata in una fornace, con il fuoco che si propagava dall’alto verso il basso, tagliando ogni via di fuga.

La schiuma poliuretanica e la “pioggia di fuoco”

Al centro delle verifiche tecniche c’è la schiuma poliuretanica utilizzata per l’insonorizzazione. Se non trattato con additivi ritardanti di fiamma, questo materiale plastico brucia con estrema rapidità e tende a liquefarsi durante la combustione. Il fenomeno, noto come “gocciolamento ardente”, avrebbe creato una vera e propria pioggia di materiale incandescente. Chi era presente racconta di fuoco che cadeva dal soffitto, incendiando immediatamente i vestiti, soprattutto quelli sintetici, e rendendo impossibile muoversi o cercare una via di uscita.

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