
Strage di Capodanno a Crans-Montana, i nomi dei giovani italiani coinvolti – Alla fine del caos, del fumo e del suono incessante delle sirene, sulla strada di Crans-Montana rimangono soltanto le coperte termiche adagiate sull’asfalto, i corpi protetti dagli sguardi e una definizione che pesa come un macigno: disperso. La strage di Capodanno a Crans-Montana, nel locale «Le Constellation», ha segnato profondamente non solo la Svizzera, ma anche l’Italia, coinvolgendo numerosi giovani connazionali in quella che doveva essere una notte di festa.

Strage di Capodanno a Crans-Montana, i nomi dei giovani italiani coinvolti
Secondo il bilancio aggiornato delle autorità elvetiche, l’incendio nel bar ha provocato 47 morti e 115 feriti, alcuni dei quali in condizioni estremamente gravi. Tra loro risultano almeno sei cittadini italiani dispersi e tredici italiani ricoverati in diversi ospedali specializzati per il trattamento di grandi ustioni, tra Svizzera e Italia. Si tratta di ragazzi e ragazze per la maggior parte minorenni o poco più che ventenni. Nel corso della giornata i numeri sono stati oggetto di continui aggiornamenti, man mano che si incrociavano gli elenchi degli ospedali, le liste provvisorie delle persone soccorse e le segnalazioni delle famiglie. Genitori, fratelli e amici hanno trascorso ore in attesa, alternando telefonate, verifiche negli istituti di cura e consultazione dei nominativi affissi nei punti di raccolta, spesso senza ricevere conferme immediate.
Dietro il dato complessivo delle vittime e dei feriti si delineano storie personali, volti e progetti interrotti. Molti dei giovani presenti al bar «Le Constellation» si trovavano a Crans-Montana per trascorrere il Capodanno sulle piste da sci, approfittando delle vacanze invernali e della presenza di amici e compagni di scuola. Per le famiglie italiane, il rientro dalle festività si è trasformato in una corsa improvvisa verso la Svizzera.

La corsa dei genitori verso Crans-Montana e l’attesa negli ospedali
Nelle ore successive all’incendio, quando il locale era già stato devastato dalle fiamme e l’area era stata transennata, i genitori dei giovani italiani coinvolti hanno iniziato ad arrivare a Crans-Montana. Molti di loro sono partiti senza attendere conferme ufficiali, guidati solo da telefonate interrotte, messaggi mancati o dalla notizia che i figli si trovavano nel bar al momento del rogo. Tra questi c’è Umberto Marcucci, padre di Manfredi, 16 anni, studente del liceo francese Chateaubriand di Roma. L’uomo racconta di essersi messo in viaggio senza esitazione: «Ho preso la macchina e mi sono precipitato lì», spiega, «non so nemmeno io come ho fatto a passare i varchi di sicurezza». Una volta arrivato nella zona del locale, è riuscito a rintracciare il figlio all’esterno, ferito e in evidente stato di shock. Manfredi presentava ustioni alla schiena, alla nuca e a un braccio.
Accanto a lui si trovavano un ragazzo francese e una ragazza italiana, entrambi in condizioni peggiori. Il padre ha deciso di non perdere tempo: «Li ho caricati tutti e tre e sono partito per l’ospedale di Sion». Dopo il primo ricovero in Svizzera, il sedicenne è stato successivamente trasferito all’ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento per i grandi ustionati, dove sono arrivati anche i genitori di Riccardo Minghetti, 16 anni, amico di Manfredi, che risulta ancora disperso. La ricerca dei ragazzi ha coinvolto da subito diversi ospedali, con trasferimenti d’urgenza e ricoveri in terapia intensiva. Alcune famiglie hanno seguito i figli di struttura in struttura, altre attendono nella speranza che tra i feriti non ancora identificati possano esserci i propri cari. La frammentazione delle informazioni, soprattutto nelle prime ore, ha contribuito ad accrescere l’angoscia di chi è partito dall’Italia confidando in un esito positivo.
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