
Una carriera in piena corsa, un ruolo teatrale enorme e una notizia capace di far vacillare ogni certezza. Vinicio Marchioni ha raccontato per la prima volta un capitolo delicatissimo della sua vita: la scoperta di un tumore alle ossa, arrivata proprio mentre si preparava a salire sul palco con uno dei personaggi più fisici e travolgenti del teatro.
Non un racconto da copertina, né una confessione costruita per fare rumore. L’attore ha tenuto a lungo lontano dai riflettori quella fase, scegliendo di affrontarla in silenzio tra operazione, cure e fisioterapia. Una situazione difficile, oggi fortunatamente superata, che ha cambiato il suo rapporto con il corpo e con il mestiere.

Il dettaglio più sorprendente? La diagnosi è arrivata durante le prove di “Un tram che si chiama Desiderio”, primo spettacolo diretto da Antonio Latella. Marchioni doveva dare vita a Stanley Kowalski, figura istintiva, potente, quasi animalesca: una sfida fisica totale, proprio mentre il suo corpo chiedeva attenzioni molto diverse.
A riportare le sue parole è Repubblica, in occasione dell’uscita di “Le vite in atto”, il libro edito da Marsilio in cui l’interprete attraversa sette ruoli decisivi della propria esperienza teatrale. Dal giovane attore ancora inconsapevole fino a Riccardo III, il confine tra scena e vita, in questo caso, si è fatto sottilissimo.
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