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Ursula Von Der Leyen gela l’Italia, Meloni spiazzata. “Ha detto no”

Ursula Von Der Leyen gela l’Italia, Meloni spiazzata. “Ha detto no”. L’Unione europea torna a dividersi su uno dei dossier più delicati, quello dell’energia, mentre sullo sfondo resta aperto il tema della risposta economica comune. Il vertice informale di Nicosia si conclude senza un’intesa operativa: nessuna decisione finale e un rinvio che lascia irrisolti i principali nodi sul tavolo.

Al centro del confronto non c’è solo la gestione dei costi energetici, ma anche la cornice politica e finanziaria entro cui i governi possono muoversi. Da una parte diversi Paesi chiedono maggiore flessibilità; dall’altra, alcuni Stati membri ribadiscono la necessità di mantenere ferme le regole di bilancio. In questo contesto, la Commissione europea conferma una linea di rigore sul tema del Patto.

Il “no” di Ursula von der Leyen alla sospensione del Patto di Stabilità

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, chiarisce la posizione di Bruxelles: non è prevista alcuna sospensione del Patto di Stabilità. La clausola di salvaguardia, secondo quanto riferito, può essere attivata soltanto in presenza di una recessione grave, condizione che al momento non viene riconosciuta a livello europeo.

La risposta viene letta come una chiusura rispetto alle richieste avanzate dalla premier Giorgia Meloni e dal presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, che avevano sollecitato spazi di manovra più ampi per intervenire a sostegno di famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi.

Risorse disponibili e fondi non utilizzati: il richiamo della Commissione

Nella ricostruzione della Commissione, l’Unione avrebbe già mobilitato circa 300 miliardi di euro, con una quota che risulterebbe ancora non impiegata. Il messaggio, in questo quadro, è che prima di discutere nuove deroghe o ulteriori strumenti, gli Stati membri dovrebbero utilizzare pienamente le risorse già stanziate.

Il tema delle misure immediate si intreccia così con quello dell’efficacia degli strumenti già disponibili e con la necessità, più volte richiamata in sede europea, di una gestione coordinata delle politiche nazionali.

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