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Mattarella, la notizia è appena arrivata: “È un nostro dovere”. Brividi

Bonfietti: «Non accettiamo che si archivi»

A dare voce a questa richiesta è stata ancora una volta Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime. Le sue parole vanno al cuore della questione: se è ormai acquisito, nella lettura dei familiari, che il DC9 Itavia fu abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, non si può accettare che la vicenda venga archiviata senza aver individuato chi materialmente colpì l’aereo.

La domanda resta la stessa, semplice e terribile: chi abbatté il DC9? Per Bonfietti non è sufficiente fermarsi a una verità storica o a una ricostruzione generale del contesto. Serve l’ultimo pezzo, quello più difficile e più politico: sapere chi era presente nei cieli italiani quella notte, quali Paesi fossero coinvolti, quali informazioni non siano ancora state consegnate e perché, dopo quarantasei anni, ci siano ancora risposte che non arrivano.

Da qui nasce la richiesta al Governo e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Bonfietti ha spiegato di aver sollecitato un intervento dell’Avvocatura dello Stato contro la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Per i familiari, lo Stato non può limitarsi a osservare il percorso giudiziario dall’esterno, ma deve dimostrare di voler conoscere fino in fondo cosa accadde quella notte. È una richiesta che riguarda la giustizia, ma anche la politica estera: se le indagini e le rogatorie non bastano, allora deve essere il Governo a pretendere risposte dai Paesi amici e alleati.

Il riferimento alla Francia e agli altri Stati potenzialmente in possesso di elementi utili non è secondario. La questione di Ustica non si esaurisce dentro i confini italiani, perché fin dall’inizio riguarda presenze militari, rapporti internazionali e informazioni custodite fuori dal nostro Paese. Per questo Bonfietti chiede un’iniziativa diplomatica più forte: non una generica disponibilità, ma una pressione concreta perché gli alleati mettano finalmente a disposizione tutto ciò che sanno.

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha rilanciato l’appello dei familiari: «La memoria non si archivia». La formula sintetizza il punto politico e morale della giornata. Archiviare, in una vicenda come questa, non significa soltanto chiudere un fascicolo: rischia di diventare il segnale che lo Stato si arrende davanti all’ultimo tratto della verità. Per questo Lepore ha parlato di depistaggi, muri di gomma e archiviazioni di comodo, chiedendo che il Paese non accetti una chiusura senza piena chiarezza.

A quarantasei anni dalla tragedia, Ustica resta dunque una prova aperta per la Repubblica. Le vittime chiedono memoria, ma soprattutto verità. I familiari chiedono giustizia, ma anche coraggio politico. E il messaggio di Mattarella restituisce a questa battaglia il suo significato più alto: una democrazia non può permettersi di lasciare nel buio una strage che ha distrutto ottantuno vite e ha segnato in profondità la coscienza nazionale.

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