
A quasi vent’anni dall’omicidio che ha sconvolto l’Italia, il caso di Garlasco torna sotto i riflettori. Nuove indagini, accertamenti genetici e uno scenario giudiziario che potrebbe riaprirsi stanno alimentando un dibattito che non si è mai davvero spento. Al centro di tutto, ancora una volta, la posizione di Alberto Stasi e l’ipotesi, per ora lontana, di una revisione del processo.


Le nuove indagini e il nome di Andrea Sempio
L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, è uno dei casi più discussi della cronaca italiana recente. Oggi la Procura di Pavia ha riaperto un filone investigativo, disponendo nuovi esami su tracce genetiche rinvenute sulla scena del crimine.
In questo contesto emerge anche il nome di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, ora indagato nell’ambito delle nuove verifiche. Si tratta di sviluppi che potrebbero incidere sul quadro generale, anche se al momento non esistono certezze su eventuali svolte decisive.

L’iter giudiziario di Alberto Stasi
Stasi resta, ad oggi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio. Il percorso giudiziario è stato lungo e complesso: assolto in primo grado nel 2009 e in appello nel 2011, il processo è stato riaperto dopo l’intervento della Cassazione nel 2013.
Nel secondo appello, nel 2014, è arrivata la condanna a 24 anni per omicidio volontario, poi ridotti a 16 anni grazie al rito abbreviato. La sentenza è stata confermata in via definitiva.
Dal gennaio 2015 Stasi è in carcere e, dopo oltre dieci anni di detenzione, dall’11 aprile 2025 ha ottenuto il regime di semilibertà: esce durante il giorno e rientra la sera nel carcere di Bollate.
Revisione del processo: cosa significherebbe davvero
L’ipotesi di una revisione del processo resta, allo stato attuale, solo teorica. Tuttavia, se dovesse concretizzarsi e portare a una piena assoluzione, si aprirebbe un altro capitolo: quello del risarcimento.
In questi casi è fondamentale distinguere tra due concetti giuridici: ingiusta detenzione ed errore giudiziario. La prima riguarda chi è stato detenuto in via cautelare e poi assolto; la seconda, molto più grave, riguarda chi è stato condannato definitivamente e ha scontato la pena prima di essere riconosciuto innocente.
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