
La telefonata partita nel cuore della notte, subito dopo una perquisizione, è ora uno degli elementi al centro degli accertamenti sull’inchiesta relativa all’attentato contro Sigfrido Ranucci. Nelle conversazioni tra il conduttore di Report e Valter Lavitola emergono rassicurazioni, riferimenti a possibili piste investigative e discorsi sul futuro professionale, in una situazione che gli investigatori stanno ricostruendo attraverso gli atti e le intercettazioni disponibili.

Ranucci e Lavitola, la chiamata dopo l’intervento dei carabinieri
Secondo quanto riportato negli atti dell’indagine e dal Corriere della Sera, la chiamata risale alla notte tra il 3 e il 4 luglio. Poche ore prima, i carabinieri avevano eseguito una perquisizione nell’abitazione di Lavitola e nel suo ristorante, il Cefalù bistrò, acquisendo computer e telefoni. L’ex direttore dell’Avanti è indagato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci.
La conversazione inizia alle 3,56 e prosegue per oltre due ore. Lavitola, appena uscito dalla caserma, avrebbe contattato Ranucci usando il cellulare della compagna. Una parte del colloquio, pari a circa venti minuti, è stata captata dagli inquirenti grazie a una microspia installata nell’auto della donna, circostanza che ha consentito di inserire il dialogo nel quadro degli accertamenti.
Il pubblico ministero di Roma Edoardo De Santis, nella richiesta di arresto poi accolta dal gip Iole Maricca il 10 agosto, ha indicato quella conversazione come «di fondamentale importanza per le indagini». L’attenzione degli investigatori si concentra sia sul contenuto delle frasi pronunciate sia sul rapporto personale e professionale descritto dai due interlocutori.
