
Nuovi accertamenti nel giallo della ricina a Pietracatella, l’inchiesta aperta dopo la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute nello scorso periodo natalizio in seguito a un avvelenamento. La Squadra mobile della Questura di Campobasso ha sequestrato un computer desktop e dieci pen drive appartenenti a Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
L’attenzione degli investigatori è ora rivolta al possibile contenuto dei dispositivi, che potrebbero offrire elementi utili per ricostruire i giorni precedenti al peggioramento delle condizioni di madre e figlia. L’acquisizione del materiale informatico rappresenta un ulteriore passaggio dell’attività investigativa, che prosegue su più fronti e punta a definire con precisione le modalità dell’esposizione alla sostanza tossica.
Parallelamente, restano centrali gli esami tossicologici sulla ricina eseguiti sui campioni ematici di Gianni Di Vita e dell’altra figlia della famiglia, Alice Di Vita. I prelievi, effettuati il primo luglio, sono stati inviati al Robert Koch Institute di Berlino per analisi specialistiche, considerate particolarmente complesse anche per il tempo trascorso dalla presunta esposizione.
La situazione, secondo quanto riportato dagli inquirenti, richiede prudenza nell’interpretazione dei dati disponibili. La Procura di Larino continua a raccogliere informazioni, testimonianze e riscontri tecnici, senza trarre conclusioni premature su un caso che resta segnato da molti aspetti ancora da chiarire.
