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“Quanto mi hanno pagato i Sempio”. L’avvocato racconta tutto

Garlasco, il mistero dei 45mila euro: cosa ha rivelato l’ex legale dei Sempio

La nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, legato all’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007, riporta al centro dell’attenzione anche un capitolo parallelo e particolarmente delicato: quello dei compensi versati alla difesa di Andrea Sempio tra il 2016 e il 2017.

La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio la chiusura delle indagini. Si tratta di un passaggio che può precedere una richiesta di rinvio a giudizio e che riaccende i riflettori su una vicenda rimasta al centro del dibattito per quasi vent’anni. Nel frattempo, emerge il racconto dell’ex avvocato Simone Grassi sui soldi che sarebbero stati consegnati dalla famiglia Sempio al precedente collegio difensivo.

Garlasco, il mistero dei 45mila euro: cosa ha rivelato l’ex legale dei Sempio

Delitto di Garlasco, chiuse le indagini su Andrea Sempio

La notifica della chiusura degli accertamenti rappresenta un momento rilevante nel quadro investigativo sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio risulta indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di via Pascoli, a Garlasco.

Il provvedimento della Procura non costituisce una sentenza né anticipa l’esito del procedimento, ma segnala la conclusione della fase delle indagini. Saranno gli eventuali sviluppi giudiziari a chiarire la direzione che prenderà il fascicolo.

Accanto al fronte strettamente investigativo, nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata anche sulla gestione difensiva avviata anni fa. Il nodo riguarda una somma complessiva che, secondo quanto riferito, sarebbe stata consegnata in contanti ai legali che assistevano Sempio.

Simone Grassi e i 45mila euro: il racconto dell’ex legale

A riaprire la discussione è stata la trasmissione Ore 11, che ha mandato in onda la testimonianza di Simone Grassi, in passato avvocato di Andrea Sempio. Al centro della ricostruzione vi è un presunto pagamento di almeno 45mila euro in contanti, destinato ai tre professionisti che formavano il vecchio collegio difensivo.

In precedenza Grassi aveva spiegato pubblicamente di non aver ricevuto un compenso economico, sostenendo: «La mia retribuzione è stata l’esposizione mediatica in televisione e sui giornali».

Davanti agli inquirenti, tuttavia, il professionista avrebbe fornito una versione differente, indicando una quota di 15mila euro a testa ricavata dalla somma totale. Secondo il suo racconto, l’accordo economico sarebbe stato definito dall’avvocato Massimo Lovati, con una cifra complessiva pari a «la cifra di 45 mila euro».

La somma, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stata consegnata in contanti dai familiari di Andrea Sempio e poi ripartita tra i difensori. Un elemento che ha riportato l’attenzione sulla documentazione, sulle date e sulle modalità con cui quei pagamenti sarebbero avvenuti.

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