
Mancano poche ore a una delle scadenze economiche più attese dalle famiglie italiane. Il 1° maggio termina infatti il taglio temporaneo delle accise su benzina e diesel introdotto dal governo per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti. Una misura nata per alleggerire il peso della crisi energetica e dei rincari internazionali, ma che adesso è arrivata al capolinea.
Il problema è che, a oggi, non è ancora arrivata una decisione ufficiale sulla proroga. Se il Consiglio dei Ministri non interverrà in tempo, dal 2 maggio il prezzo alla pompa potrebbe salire immediatamente, con effetti concreti per milioni di automobilisti.
La riduzione attuale vale 24,4 centesimi al litro tra accisa e IVA. In pratica, senza rinnovo dello sconto, ogni rifornimento costerà di più già dal primo pieno utile dopo la festività.

Quanto costerebbero benzina e diesel dal 2 maggio
Facendo un semplice calcolo sui prezzi medi attuali, il rincaro sarebbe immediato. La benzina self service passerebbe da circa 1,736 euro al litro a 1,976 euro. In autostrada si supererebbe la soglia psicologica dei 2 euro, arrivando oltre 2,02 euro al litro.
Ancora più pesante l’effetto sul diesel, che già oggi viaggia su livelli elevati. Il prezzo medio in strada salirebbe da 2,062 euro a circa 2,302 euro al litro. In autostrada potrebbe toccare 2,417 euro.
Tradotto nella vita quotidiana: per un’auto con serbatoio da 50 litri si parla di oltre 12 euro in più a pieno. Per chi usa il veicolo ogni giorno per lavoro o percorre lunghe distanze, il colpo sarebbe immediato.
Non si tratta di stime teoriche, ma della semplice somma tra prezzo attuale e fine dello sconto fiscale.
L’Italia rischia il diesel più caro d’Europa
Il tema non riguarda soltanto i consumatori italiani, ma anche la competitività del Paese. Già nelle ultime settimane il gasolio in Italia risultava tra i più costosi dell’Unione Europea. Senza proroga del taglio, il diesel italiano rischierebbe di diventare il più caro in assoluto.
Negli ultimi rilevamenti europei, Paesi come Paesi Bassi, Finlandia e Francia risultavano dietro l’Italia nonostante livelli di tassazione già elevati. Il ritorno pieno delle accise allargherebbe ulteriormente il divario.
Le ragioni sono diverse: pressione fiscale storicamente alta, costi logistici, rete distributiva meno efficiente rispetto ad altri mercati e forte dipendenza dalle importazioni energetiche. A questo si aggiunge la tensione internazionale nello Stretto di Hormuz, uno snodo strategico per il petrolio mondiale.
Ogni scossa sul greggio internazionale, in Italia, arriva velocemente al distributore.
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