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Accise carburanti: scadono il 1° maggio e il governo non decide. Dal 2 maggio diesel a 2,30 euro 

Famiglie e lavoratori già sotto pressione

Il caro carburanti non partirebbe da zero. Molti italiani stanno già pagando prezzi superiori rispetto allo scorso anno, soprattutto sul diesel. Per chi usa l’auto ogni giorno, la spesa mensile è cresciuta in modo evidente.

Una famiglia con due auto, che effettua più rifornimenti al mese, può arrivare a spendere centinaia di euro in più nell’arco di un anno. Risorse che spesso vengono tolte ad altre voci fondamentali: spesa alimentare, bollette, scuola, risparmi.

La situazione pesa ancora di più su categorie che vivono di mobilità quotidiana: artigiani, rappresentanti, corrieri, agricoltori, piccoli imprenditori. Per molti di loro il carburante non è una spesa accessoria, ma un costo necessario per produrre reddito.

Per questo la decisione del governo viene seguita con particolare attenzione.

Perché il governo non ha ancora deciso

Il nodo principale è quello delle coperture economiche. Il taglio delle accise ha un costo molto elevato per lo Stato. Nei primi 45 giorni di applicazione, la misura avrebbe comportato un impatto vicino a un miliardo di euro.

Prorogarla significherebbe trovare nuove risorse in un momento delicato per i conti pubblici. L’esecutivo è impegnato anche su altri fronti, tra misure sociali, investimenti e vincoli europei sul bilancio.

Per questo la proroga non è automatica. Da una parte c’è l’esigenza di sostenere famiglie e imprese, dall’altra la necessità di non aumentare ulteriormente il peso sui conti dello Stato.

Le prossime ore saranno decisive per capire se verrà confermato lo sconto attuale, ridotto oppure lasciato scadere.

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Trasporti, prezzi dei beni e rischio nuovi rincari

L’aumento del diesel non colpisce solo chi guida. Gran parte delle merci in Italia viaggia su gomma, e ogni rincaro del carburante si riflette a catena su logistica e distribuzione.

Questo significa possibili aumenti su alimentari, prodotti di largo consumo, materiali per l’edilizia e spedizioni. Gli autotrasportatori hanno già lanciato segnali di forte tensione nelle ultime settimane, denunciando costi non più sostenibili.

Se il prezzo del gasolio dovesse superare stabilmente quota 2,30 euro, il settore potrebbe chiedere nuovi interventi urgenti. E quando il trasporto si ferma o rallenta, l’impatto arriva rapidamente su supermercati, aziende e consumatori.

La scadenza del 1° maggio, quindi, non riguarda soltanto il pieno dell’auto: riguarda l’intera economia italiana.

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