L’inchiesta della Procura su due fronti
L’indagine della Procura di Palermo procede lungo due direttrici. Da una parte sono iscritti nel registro degli indagati i genitori della bambina, nei cui confronti viene ipotizzato il reato di omicidio colposo. Gli investigatori stanno valutando la mancata vaccinazione, considerando che la profilassi contro la difterite rientra tra le vaccinazioni obbligatorie previste per i minori.
Dall’altra parte risultano indagati anche otto medici dell’Arnas Civico che hanno seguito la piccola tra il 13 e il 19 agosto. L’iscrizione dei sanitari viene definita un atto dovuto, necessario a garantire la partecipazione dei difensori e dei consulenti di parte a tutti gli accertamenti irripetibili, a cominciare dall’autopsia.
Essere iscritti nel registro degli indagati non equivale a un’accertata responsabilità. La procedura serve a verificare in modo completo il comportamento di tutte le persone coinvolte e a tutelare il diritto di difesa mentre vengono acquisiti documenti, referti e testimonianze utili alla ricostruzione dei fatti.
Leggi anche: Pensionati truffati, l’allarme dell’Inps: “Controllate subito questo”
I giorni dei ricoveri e il nodo della diagnosi
Al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è il percorso sanitario affrontato dalla bambina nei giorni precedenti alla morte. Secondo la ricostruzione finora emersa, la piccola si era presentata inizialmente al pronto soccorso con febbre alta, vomito e inappetenza, segnali non specifici ma compatibili con un’infezione in corso.
Alcuni esami preliminari avrebbero fatto emergere il sospetto di difterite, ma tale ipotesi non sarebbe stata riportata in modo esplicito nella diagnosi di dimissione. Dopo un primo rientro a casa, le condizioni della bambina sarebbero peggiorate rapidamente, rendendo necessario un nuovo accesso urgente in ospedale.
Nel secondo ricovero sarebbe arrivato il trasferimento in terapia intensiva e la conferma della diagnosi. Proprio la tempistica con cui si è giunti all’individuazione dell’infezione costituisce uno dei punti principali dell’inchiesta: la famiglia sostiene che un riconoscimento più precoce della malattia avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda.
I periti dovranno quindi esaminare visite, analisi e terapie adottate nei vari reparti, verificando se siano stati rispettati i protocolli previsti davanti a un sospetto di infezione batterica grave. Sarà valutata anche l’eventuale tempestività della terapia antitossica e degli altri trattamenti necessari per contenere le conseguenze della difterite.
Il cuginetto positivo e il controllo sui contatti
Il caso non riguarda soltanto la bambina deceduta. Le verifiche sanitarie hanno infatti accertato che anche il cuginetto della piccola è risultato positivo allo stesso batterio. Il bambino è stato ricoverato e sottoposto a terapie specifiche, compresi trattamenti antibiotici, per contrastare tempestivamente l’infezione.
La positività del familiare ha fatto scattare la sorveglianza epidemiologica nel quartiere Zen e tra le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i due minori. Le strutture di prevenzione della Regione Sicilia stanno verificando lo stato vaccinale dei contatti stretti e valutando le misure necessarie per evitare ulteriori trasmissioni.
La difterite è una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione, ma richiede interventi rapidi quando viene individuato un caso. Il tracciamento serve proprio a identificare eventuali persone esposte, disporre gli accertamenti clinici e predisporre, quando necessario, profilassi e monitoraggi sanitari.
Dopo il completamento dei principali rilievi autoptici e il prelievo dei campioni destinati alle analisi integrative, è stato disposto il dissequestro della salma. La famiglia potrà così organizzare i funerali della bambina, mentre sul piano giudiziario proseguirà l’acquisizione della documentazione sanitaria.
La Procura esaminerà le cartelle cliniche, i registri del pronto soccorso, le prescrizioni, gli esiti degli esami e i verbali di dimissione dei reparti interessati. Saranno questi atti, insieme alle conclusioni dei consulenti, a chiarire se vi siano stati ritardi diagnostici o terapeutici e se tali eventuali ritardi abbiano inciso sul decorso clinico.
Gli accertamenti dovranno inoltre valutare il rapporto tra la mancata copertura vaccinale e l’evoluzione della patologia, senza anticipare conclusioni che spetteranno soltanto all’autorità giudiziaria. La situazione resta quindi aperta: l’autopsia ha confermato la causa della morte, ma l’inchiesta dovrà ancora definire eventuali responsabilità e l’intera catena degli eventi che ha preceduto la tragedia di Palermo.