La segretaria dem ha quindi allargato il discorso alle tensioni interne al Partito democratico e ai tentativi, a suo giudizio, di ridimensionarne la leadership. «Da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui», ha dichiarato. Parole che restituiscono il clima di confronto politico nel centrosinistra e la volontà della leader di difendere la propria posizione alla guida del partito.
Schlein ha poi respinto l’idea che per battere il centrodestra sia necessario puntare su un candidato più moderato o maggiormente disponibile alle larghe intese. «Non credo che sia il momento di farci spiegare, come è stato per tanti anni nel centrosinistra, come fare a vincere», ha sostenuto. Secondo la segretaria, il rischio è continuare a inseguire una strategia politica che, a suo giudizio, non ha prodotto i risultati sperati.
«Ci diranno sempre la stessa cosa: che si vince al centro e quindi sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato o più rassicurante», ha aggiunto, prima di affondare: «In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare». Una presa di posizione netta, che punta a consolidare una linea alternativa rispetto alle ricette considerate tradizionali nel centrosinistra.
Il confronto sulle elezioni si intreccia così con quello sull’identità del Pd e sulla costruzione di una coalizione capace di contendere il governo alla destra. Da una parte, Schlein insiste sulla necessità di accelerare il confronto politico e prepararsi al voto; dall’altra, resta il nodo delle regole costituzionali, che distinguono chiaramente il ruolo del presidente del Consiglio da quello del capo dello Stato. La data delle elezioni non è una scelta unilaterale di Meloni, ma il risultato di un percorso istituzionale definito dalla Costituzione.
