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Fakir, eseguiti i primi esami sul corpo: “È morto così”

La Tac e la verifica sull’asfissia posizionale

Secondo quanto emerso dalla Tac eseguita sulla vittima, Abderrahim Fakir avrebbe riportato una compromissione delle vie respiratorie. Tra gli aspetti al vaglio nell’inchiesta c’è l’ipotesi di una possibile asfissia posizionale, circostanza che dovrà comunque essere confermata oppure esclusa dagli accertamenti successivi.

La ricostruzione oggetto di verifica indica che il 42enne sarebbe rimasto per circa cinque minuti con il torace a contatto con il terreno, mentre gli agenti procedevano a immobilizzarne mani e piedi utilizzando fascette. Sarà compito dei consulenti chiarire se tale posizione possa avere inciso sulle condizioni respiratorie dell’uomo.

La stessa Tac non avrebbe invece rilevato fratture riconducibili alle operazioni di immobilizzazione. Si tratta di un dato preliminare che sarà integrato dai risultati dell’autopsia, chiamata a fornire un quadro medico-legale più completo sulle cause della morte.

Gli esami tossicologici dovranno inoltre accertare se Fakir avesse assunto sostanze stupefacenti prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Anche questo elemento rientra nelle verifiche disposte dalla magistratura e non consente, allo stato, di formulare valutazioni definitive sulla vicenda.

Due agenti e quattro sanitari al centro degli accertamenti

L’indagine della Procura di Bologna riguarda le condotte tenute dai due agenti di polizia intervenuti e dai quattro operatori sanitari che hanno prestato assistenza dopo l’ammanettamento dell’uomo. L’obiettivo è accertare tempi, modalità dell’intervento e adeguatezza dei soccorsi attivati.

Nel decreto con cui è stata disposta l’autopsia, i due poliziotti risultano indicati come persone sottoposte a indagini. Il provvedimento precisa che le condotte che avrebbero portato al decesso sono, allo stato degli atti, «astrattamente» contestabili: una formulazione che consente gli approfondimenti difensivi e tecnici previsti dalla legge.

Il fascicolo è coordinato dal procuratore Paolo Guido e dai pubblici ministeri Francesca Arienti e Domenico Ambrosino. Le verifiche proseguiranno anche sulla base delle consulenze medico-legali e delle comunicazioni raccolte nelle ore dell’intervento.

La posizione degli indagati dovrà essere valutata attraverso gli elementi che emergeranno nel corso dell’inchiesta. Al momento, l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un accertamento di responsabilità, ma è funzionale allo svolgimento degli atti investigativi.

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