Le parole della moglie e dei familiari di Fakir
Nei giorni successivi alla morte del 42enne, la moglie di Abderrahim Fakir ha parlato con l’emittente marocchina Chouftv, ricordando il marito e chiedendo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto a Bologna.
«Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni. Era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo».
Mostrando alcuni vestiti che il marito aveva spedito in Marocco in vista delle imminenti vacanze, la donna ha aggiunto: «Quello che è successo non è giusto. Nessuno lo ha aiutato. Non riesco a togliermi quelle urla dalla testa».
Anche la zia della vittima è intervenuta davanti alle telecamere dell’emittente marocchina. La donna ha definito la morte del nipote «un crimine contro l’umanità» e ha criticato il ricorso allo spray al peperoncino durante l’intervento.
Dall’Italia ha parlato inoltre la nipote Yossra Fakir, che ha dichiarato: «Abderrahim era un uomo buono e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura e chiediamo chiarezza, verità e giustizia. Non è una storia da archiviare».

Le richieste di ambulanza e il nodo dei soccorsi
Un ulteriore punto della ricostruzione riguarda le richieste di soccorso avanzate durante l’intervento. Secondo l’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti, gli agenti avrebbero chiesto per due volte l’invio di un’ambulanza «con automedica» per una persona in crisi psichica.
L’Ausl di Bologna ha però riferito che alla Centrale operativa del 118 non risulta arrivata una richiesta specifica di automedica rimasta senza risposta. Il chiarimento di questo passaggio è tra gli elementi sui quali si concentrano le indagini.
Una delle ipotesi prese in considerazione è che la richiesta sia stata formulata dagli agenti alla loro centrale operativa e non sia poi stata inoltrata al 118 con gli stessi termini. Per verificare questa circostanza, tutte le comunicazioni radiofoniche e telefoniche sono state acquisite al fascicolo della Procura.
Sul posto erano intervenuti i soccorritori della Croce Rossa. Il medico sarebbe arrivato successivamente, quando Fakir aveva già smesso di muoversi, potendo soltanto constatarne il decesso. Anche la tempistica dei soccorsi sarà oggetto degli approfondimenti disposti dagli inquirenti.
Nuovo presidio annunciato nel quartiere Pilastro
Nel frattempo, dopo gli scontri verificatisi durante la manifestazione dei giorni scorsi, è stato annunciato un nuovo presidio per domenica nel quartiere Pilastro. L’iniziativa è promossa da diverse realtà, tra cui Plat, Si Cobas e alcuni collettivi.
Gli organizzatori intendono chiedere «giustizia» per la morte di Abderrahim Fakir. Secondo quanto emerso, il presidio non sarebbe stato formalmente preavvisato alle autorità. La vicenda resta dunque seguita sia sul piano giudiziario sia su quello dell’ordine pubblico.
Gli esiti dell’autopsia, dei test tossicologici e dell’analisi delle comunicazioni acquisite saranno determinanti per definire il quadro della morte di Fakir. Al momento, le indagini della Procura di Bologna sono ancora in corso e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.