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Germania sotto choc, la leggendaria casa automobilistica licenzia e chiude fabbriche

Volkswagen fabbriche, sindacati contro i possibili tagli occupazionali

Il piano illustrato al consiglio di sorveglianza si articola in 12 punti e, secondo quanto emerso, punta anche al dimezzamento dei modelli disponibili e a una capacità produttiva complessiva di circa nove milioni di veicoli all’anno.

Il fronte sindacale ha reagito con fermezza. Il consiglio dei lavoratori ha ribadito la volontà di accettare soltanto uscite volontarie, come già avvenuto nella ristrutturazione concordata nel 2024, escludendo invece la chiusura degli impianti.

Come riporta Il Messaggero, il progetto Volkswagen arriva in una fase delicata per l’intera economia tedesca. Il sindacato Ig Metall ha avvertito del rischio di un duro conflitto sociale, mentre cresce il dibattito politico sulle difficoltà dell’industria nazionale.

Volkswagen crisi, la Germania affronta la fine del vecchio modello industriale

La situazione di Volkswagen è considerata il simbolo di una crisi più ampia che riguarda la storica locomotiva economica europea. Il modello tedesco, costruito per anni su export, energia a basso costo e forte presenza sul mercato cinese, è stato messo in discussione dagli eventi degli ultimi anni.

La guerra in Ucraina, la necessità di ridurre la dipendenza dalle forniture energetiche russe e l’ascesa dei produttori cinesi di auto elettriche hanno modificato profondamente lo scenario competitivo.

La presidente dell’Associazione dell’industria automobilistica tedesca, Hildegard Müller, ha sottolineato la gravità della situazione: «La realtà ha superato gli obiettivi e gli approcci politici, mettendo sempre più a rischio i posti di lavoro».

Müller ha aggiunto: «La crisi economica sta colpendo l’intera industria europea; le conseguenze sono visibili ogni giorno e stanno diventando sempre più drammatiche. Non saremo in grado di mantenere aperti tutti gli stabilimenti e i fornitori in questo modo. Dovremmo quindi aprire queste sedi a produttori stranieri, ad esempio. Ogni sede che riusciamo a mantenere qui garantisce occupazione».

Sul fronte politico, il governo della Bassa Sassonia, guidato dal socialdemocratico Olaf Lies, ha preso posizione contro l’ipotesi di chiusure, forte anche della partecipazione del Land nel capitale Volkswagen con l’11,8% delle azioni e il 20% dei diritti di voto. Tra gli altri azionisti di riferimento figurano la famiglia Porsche-Piëch e il fondo emiratino Qia.

La presidente dell’associazione automobilistica tedesca ha indicato alcuni nodi strutturali da affrontare: costo del lavoro, contributi sociali, pressione fiscale, prezzi dell’energia e burocrazia. Nel frattempo il governo federale di Berlino punta sul rilancio degli investimenti, con maggiori risorse per infrastrutture e difesa e una nuova strategia energetica che include lo sviluppo delle centrali a gas.

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