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Guerra, Khamenei terrorizza il mondo: “Vendetta!”. Cosa sta succedendo

Le parole di Khamenei e la linea di Teheran

La dichiarazione attribuita a Mojtaba Khamenei ripropone un messaggio centrato su due piani: da un lato l’affermazione di non cercare un conflitto, dall’altro la rivendicazione di diritti e risultati sul campo. La frase chiave diffusa è: L’Iran non cerca la guerra, ma non rinuncerà ai suoi diritti, accompagnata dall’idea che l’Iran rappresenti la parte vincitrice.

Nello stesso messaggio, viene indicata l’intenzione di chiedere risarcimenti per i danni subiti nella guerra citata come lanciata da Israele e Stati Uniti e viene menzionato che lo Stretto di Hormuz sarebbe posto sotto controllo iraniano, elemento che incrocia direttamente le preoccupazioni legate alla sicurezza energetica e alla libertà di navigazione.

Un ulteriore passaggio riguarda la promessa di vendetta per l’uccisione del padre, Ali Khamenei, secondo la ricostruzione riportata: la guida suprema ha affermato che verrà “vendicato”, collegando la dichiarazione a un presunto raid aereo su Teheran avvenuto il 28 febbraio, primo giorno di guerra secondo quanto riferito nel testo di partenza.

Diplomazia e scontri verbali: Netanyahu contro il Pakistan

La crisi è accompagnata anche da tensioni sul piano politico-diplomatico. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato duramente le dichiarazioni del ministro della Difesa pakistano, accusandolo di incitare alla distruzione dello Stato di Israele.

In una nota ufficiale, l’ufficio del premier israeliano ha definito “oltraggiose” le affermazioni provenienti da Islamabad, sottolineando che simili parole sarebbero incompatibili con un ruolo di mediazione. Il botta e risposta, in un contesto già molto teso, evidenzia come anche il livello retorico possa contribuire ad alimentare ulteriormente le fratture.

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Le altre notizie: morte di Kharrazi e viaggi politici sotto osservazione

I media iraniani hanno annunciato la morte di Kamal Kharrazi, ex ministro degli Esteri, a seguito delle ferite riportate in un attacco avvenuto circa una settimana e mezza prima. Secondo le ricostruzioni, anche la moglie sarebbe rimasta uccisa nello stesso episodio che avrebbe colpito la loro abitazione a Teheran.

La scomparsa di una figura di primo piano della diplomazia iraniana viene descritta come un elemento simbolicamente rilevante e potenzialmente in grado di incidere sul livello di tensione con Israele e Stati Uniti, già elevato per gli sviluppi militari e per il tema del controllo di aree strategiche.

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